Technology hub, Milano 9 giugno 2016

WP_20160609_10_37_32_ProLa fiera Technology Hub 2016 è stata molto interessante: innumerevoli stampantine consumer fdm hanno invaso il mercato e ne indicano la vivacità ma a differenza di qualche mese fa queste tendono a essere compatte e chiuse per aumentarne l’efficenza e la pulizia. Tra queste cito la Zortrax M200, la Tred e la 3ntr.

La  cosa più rimarchevole è però che si sta sviluppando anche tutto un mercato di macchine complementari alle stampanti come quelle per i filtri per l’aria per ridurre il fastidio (e il danno) dato dalla fusione di filamenti plastici (IAQ-MINI10HEPAVOC) o come quella per rifinire le parti in fdm; questa rifinitura consente ai pezzi di perdere la classica rugosità data dal layer e dona all’elemento lucentezza e impermeabilità. In realtà questa tecnica l’avevo già vista adoperare a Bologna da Giacomo (EnergyGroup) che lisciava i suoi pezzi usciti dalla MakerBot con un batuffolo imbevuto nel Mec. Questo nuovo sistema, il 3DFinisher, che uscirà a Novembre 2016, è stato brevettato da 3DNextech e sarà automatizzato, standardizzato e reso più sicuro.

Tra le stampanti non convenzionali si faceva notare la nuova stampante della Wasp;WP_20160609_14_22_12_Pro presentata da un signore particolarmente sbrigativo, non stampa filamento ma granuli di polimero in una stampante che può arrivare a fare grandi dimensioni anche se (pare) non molto precise. I granuli possono essere mischiati con varie sostanze tra cui polvere di canapa, trucioli, brillantini, colori ed altro. L’effetto finale è grezzo ma efficace per la brillantezza dei colori e delle dimensioni.

Interessante sembrava anche la stampante che produce ceramica anche se gli esempi esposti sembravano alquanto banali e non so che tipo di definizione possa raggiungere e fino a dove ci si possa spingere nella geometria.

Un’azienda e una stampante che invece ha attirato la mia attenzione è stata Desamanera, una start up che stampa la pietra e, per quello che ho potuto vedere dagli esempi esposti, con una discreta definizione. La cosa più stupefacente sono i materiali: la pietra era pietra non solo alla vista ma anche al tatto ovvero non aveva quella “plasticosità” che generalmente hanno le polveri di materia mescolate a resine e collanti. Un’altra innovazione notevole è data dal Marmo Liquido: una miscela in cui non intervengono agenti plastici e che può ricoprire qualunque materiale (platico o meno) rendendolo alla vista e al tatto identico al marmo vero; in più se questo viene mescolato con polveri fotosensibili di varia natura creano effetti luminosi suggestivi. Hanno scoperto che il marmo steso in strati sottilissimi fa passare la luce e quindi lo rende adatto anche per creare lampade, lì ve ne era esposta una che al buio pareva una luna: una di quelle cose che vorrei in casa mia.

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Un altro focus di interesse sono state le sperimentazioni universitarie e non tra cui

Ma di questo ne parleremo una prossima volta.

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