3Diamoci una mano-Astrati, protesi e tecnologia

3diamoci1manoDue settimane fa mi arriva una mail:

“Ho trovato il vostro indirizzo cercando operatori nel campo della stampa 3D su Genova.

L’associazione Raggiungere, Associazione per bambini con malformazioni agli arti, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze per l’Architettura dell’Università di Genova, organizza una giornata di studio e lavoro sul tema dell’utilizzo della tecnologia di stampa 3D per la realizzazione di protesi per adulti e bambini.”

Come chi sa chi mi legge abitualmente il tema delle disabilità unito alla stampa 3D è una cosa che mi appassiona. Le tecnologie additive danno la possibilità di personalizzare ogni progetto, di tagliare su misura prodotti che fino a poco tempo fa erano impossibili da realizzare a costi che non fossero stellari.

Avendo noi di Astrati anche la possibilità di scannerizzare non solo oggetti ma anche corpi o parti di essi rende la realizzazione di parti, come protesi o simili, estremamente più precisa e produttiva.

Abbiamo accolto con entusiasmo l’invito dell’associazione Raggiungere a partecipare al workshop che si terrà nel pomeriggio per presentare il nostro lavoro.

Inizialmente pensavo di presentare solo la scansione tridimensionale portando uno dei nostri scanner.

Come succede spesso però gli eventi si costruiscono anche con le coincidenze.

fronteUn pomeriggio suonano alla porta del nostro ufficio. Sono un ex collega di Enrico insieme ad un amico, Toni Colucci.

  • Ho un progetto. Io sono un tornitore e un bassista. Lavoravo con i Ricchi e poveri. Poi un giorno, lavorando con una fresa, mi sono tagliato un dito di netto, con tendine e tutto. Il dito medio per la precisione. Un casino. Mi hanno cucito, scucito, ricucito e ho dovuto fare un sacco di riabilitazione ma il vero strumento che mi ha fatto riacquistare l’uso del dito è stato questo.

E tira fuori un disegno tridimensionale di un coso che sembra una fibbia di una cintura.

  • Questo oggetto l’avevo creato per far allenare i miei allievi di basso che non avevano uno strumento. Al centro c’è un elastico che funge da corda di basso. Io ho utilizzato questo strumento tutti i giorni, tutto il giorno da quando mi sono tagliato il legamento e la mia dottoressa da cui andavo a fare fisioterapia si è stupita della velocità con cui mi riprendevo. Stiamo facendo un ottimo lavoro, mi ha detto e io allora le ho detto: Sto riprendendo la mobilità perché uso questo.

Dice indicando il foglio su cui è disegnata la strana fibbia.trequarti

  • E allora la dottoressa mi dice: producimeli e io li uso per la riabilitazione dei miei pazienti che si sono tagliati i tendini delle dita. Ed eccomi qua.

Decidiamo di procedere così: noi gli mettiamo a punto il modello e ne stampiamo uno da portare al convegno del 25 marzo correlato di tutta la documentazione medica. Lui viene con noi il 25 a presentare…

  • Come si chiama questo strumento?
  • Pensavo Super finghers.
  • Step Finghers.

Dice Mattia, il nostro tirocinante di Architettura.

  • Come simbolo una chiave di basso.
  • Magari un dito che fa da chiave di basso.

Il dito che fa da chiave di basso lo proviamo a disegnare ma non è molto leggibile. Abbandoniamo il dito ma rimane il nome: Step Finghers.

Enrico si carica il progetto su Fusion e inizia a smanettarci.

Dopo qualche giorno lo Step Fingers, il primo si spera di una lunga serie, vede la luce.

  • Questo è utile non solo come strumento riabilitativo ma anche per i bassisti in generale. Sai quante volte mi sono trovato prima dei concerti, quando ero con i Ricchi e poveri, a fare ore in macchina, poi arrivare dove si teneva il concerto e dovermi rinchiudere in camerino per fare riscaldamento alle dita. Se avessi avuto lo Step Fingers avrei potuto allenarmi in macchina e arrivare già bello pronto ai concerti.

Ci vediamo il 25 marzo alla facoltà di architettura di Genova.retro

Al mattina sono stati coinvolti:

Al pomeriggio ci saremmo noi di Astrati insieme ad altre realtà del territorio per presentare i nostri progetti. Per informazioni cliccate qui.

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