Quando deraglia un treno.

modelli tecnici per diorama
Elementi per il diorama

Mentre ero a Monacò alla fiera di Super Yacht, Enrico faceva le notti in ufficio.

Io prendevo l’aperitivo con champagne e salmone norvegese mentre lui stuccava e verniciava fondali che ritraevano rotaie ferroviarie in aperta campagna.

Entrambi lavorevamo. Solo in modo diverso.

Nel mio vestitino rosa con i tacchi a 20 cm scambiavo biglietti da visita nel mio improbabile inglese.

Enrico carteggiava la testa di un treno tra le polveri di resina metacrilica.

Come è iniziato tutto ciò? Con me in abito verde e tacchi a una fiera dell’energia: girando e spargendo sorrisi e biglietti da visita, incontro un’azienda che si occupa di martinetti.

Dopo quasi sei mesi mi chiamano:

  • Pronto Astrati? Abbiamo bisogno di un modello in scala dei nostri martinetti idraulici per una fiera che si terrà a Milano tra venti giorni.

Parto e li vado a trovare. Il progetto è chiaro:

  • Abbiamo comprato un treno della Lego, voi dovete stampare i nostri elementi da inserirci.
  • Un treno della Lego?
  • Certo, i nostri martinetti idraulici servono per rimettere sui binari i treni quando deragliano, altrimenti come si fa a rimetterli sui binari?

Effettivamente non ci ho mai pensato… cosa succede quando deraglia un treno? Ho un’idea fantasiosa di una grande gru ma effettivamente i treni sono grossi e pesanti, quanto dovrebbe essere grande questa gru? La soluzione dei martinetti idraulici invece è molto più sensata: c’è una trave che viene posizionata sui binari, essa è grande quanto è grande la distanza del treno dai binari, si posizionano i martinetti sotto il treno che piano piano lo alzano e lo riportano sul binario.

Iniziamo a guardare i disegni e a pensare quanto devono essere grandi per rispettare le proporzioni del treno della Lego. Prese due misure scopriamo che:

1- Il treno della Lego non è in scala, ovvero la larghezza e l’altezza non seguono nessuna proporzione logica.

2- Scegliendo anche la misura più grande, che è la larghezza, i modelli dei martinetti risultano così piccoli che sono invisibili nel complesso del modello.

diorama in preparazione
Preparazione diorama

Dopo una consultazione tra tecnici, responsabili e noi di Astrati, che è durata diverso tempo, si decide che il trenino sarà regalato al figlio della responsabile e il modello, treno compreso, verrà costruito da Astrati.

La responsabile decide di farci fare un diorama.

Cosa è un diorama? Un diorama è quasi un quadro: è un quadro che esce per divenire tridimensionale, è come gli stucchi delle chiese barocche del seicento genovese. Nelle decorazioni genovesi c’è sempre una parte bidimensionale che a un certo punto esce dalla parete per divenire basso rilievo, alto rilievo o statua a tutto tondo. Unito ad una visione prospettica molto spinta, il tutto diviene stupefacente e lascia un senso di meraviglia.

Nel modellismo è un teca che ha una parte piatta disegnata e una parte tridimensionale. Abbiamo scelto di fare un disegno 3D iperealistico per il terreno dove ci sono i binari e la parete frontale dove c’è il paesaggio di campagna e gran parte del treno. Sfruttando la visione prospettica abbiamo fatto uscire solo il muso del treno deragliato al quale sono stati applicati i martinetti idraulici in questione.

Per amplificare il senso di prospettiva e rendere solidale il treno al fondale (la parte più pesante ed ingombrante), abbiamo creato un doppio fondo: in primo piano c’è il paesaggio col treno e in secondo piano il cielo, essi sono incollati su due supporti differenti.

Per far risaltare il prodotto del cliente si è utilizzato il fotorealismo a toni spenti per il fondale, il bianco per gli elementi di arredo ( treno e operaio in tuta da lavoro con logo dell’azienda in colore magenta) e il nero e il magenta per i prodotti dell’azienda. Il magenta è il loro colore aziendale.

Il tutto è stato confezionato in una teca di plexiglass di 45 cm su base in legno con targhette.

diorama-1.jpg
Diorama

Oggi stiamo lavorando ad un tavolino espositivo con su dei modelli funzionanti per un’altra azienda. Il progetto è chiamato internamente: il monte puffo. Ve ne parlerò in una prossima puntata.

Se desiderate modelli per esposizioni e fiere contattate: info@astrati.eu

Industria 4.0 e la realtà in cui viviamo.

Genova_Torre_MaruffoEstate: le alte finestre della Torre Maruffo, torre medievale che ospita Astrati, sono aperte. Dal vicolo rumoreggia l’umanità varia dei vicoli genovesi: la ragazza tatuata rincorre Origano, il cagnolino bianco; vecchietti nostalgici dei bei tempi in cui c’era lui; lingue che si mescolano tra dialetti italici, spagnolo, francese, senegalese e inglese: turisti e abitanti di questa città di mare.

Qua in ufficio stiamo organizzando la presentazione della Markforged, la prima stampante 3D che estrude la fibra continua di carbonio, kevlar e vetro (ne ho parlato qui). Parlando di stampanti 3D rivolte alle aziende quest’anno non si può non parlare degli incentivi INDUSTRIA 4.0 ed eccomi qui a farmi una cultura attraverso il materiale gentilmente mandatomi dall’Ing. Anacondia di AITA, associazione italiana tecnologie additive.

Industria 4.0, non si può non parlarne e in realtà in ambito industriale non si fa che parlarne, alcune volte a sproposito, ma il resto del paese mi sembra che ne sia all’oscuro. Ma, anche se non si lavora in un’azienda, è un argomento che, secondo me, è interessante per capire la realtà in cui viviamo.

Leggendo la circolare ministeriale risuonano alcune parole:

“interconnessione; virtualizzazione; decentralizzazione; interazione da remoto…”

Ovvero lo stato vuole dare una spinta alle aziende e in special modo alla PMI ad entrare nella famosa quarta rivoluzione industriale.

Nella circolare c’è un passaggio secondo me molto esplicativo:

industria 4.0“L’innovazione 4.0 non sta nell’introdurre un macchinario all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, ma nel sapere combinare diverse tecnologie e in tal modo integrare il sistema di fabbrica e le filiere produttive in modo da renderle un sistema connesso in cui macchine, persone e sistemi informativi collaborano fra loro per realizzare prodotti più intelligenti, servizi più intelligenti e ambienti di lavoro più intelligenti.”

Ovvero parliamo di Internet of things and machines, robotica e Big Data.

Gli incentivi sono rivolti alle aziende che possiedono a bilancio un sufficiente utile soggetto ad imposta sia per l’acquisto di beni nuovi che in leasing ed è cumulabile con altre misure fiscali e si dividono in iper-ammortamento al 250% e super-ammortamento al 140%.

Ma questi sono tecnicismi che si possono trovare in sedi più idonee vorrei invece esporre i 5 criteri che devono avere i beni acquistati per poter aver accesso agli incentivi perché questi parlano del lavoro, del tipo di lavoro e degli ambienti di lavoro del prossimo futuro in Italia:

I beni acquistati devono soddisfare 5 criteri:

  1. essere macchine a controllo per mezzo di CNC o PLC (computer numerical control o programmable logic controller)
  2. Fornire l’interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni.
  3. Integrazione automatizzata con il sistema logistico della fabbrica e con le altre macchine del ciclo produttivo.
  4. Interfaccia uomo macchina semplice e intuitivo.
  5. Rispondenza ai più recenti parametri di sicurezza, salute ed igiene del lavoro.

E almeno altri 2 tra:

  1. Sistemi di telemanutenzione e/o teledignosi e/o controllo da remoto.
  2. Monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro e dei parametri di processo mediante opportuni sensori.
  3. Sistema cyberfisico, ovvero integrazione tra macchina fisica e impianto con simulazione del proprio comportamento nello svolgimento del processo.

Che tipo di realtà viene raccontata? Come verrà interpretata?

Viviamo in un periodo storico ricco di cambiamenti e tensioni e la trasformazione del lavoro, inevitabile e affascinante, farà parte di questo domani che viene scritto oggi.piano nazionale industria 4.0

“Con la trasformazione in chiave 4.0 è invece possibile gestire vere e proprie reti che incorporano, integrano e mettono in comunicazione macchinari, impianti e strutture produttive, sistemi di logistica e magazzinaggio, canali di distribuzione. Attraverso la trasformazione digitale – e con il ricorso a sistemi di produzione cyber-fisici – i siti produttivi sono in grado di reagire più rapidamente, quasi in tempo reale, alle variazione della domanda, delle specifiche di prodotto, dei flussi di approvvigionamento delle materie prime ottimizzando i processi di trasformazione, riducendo gli errori e i difetti, migliorando il time to market e assicurando flessibilità, velocità e precisione.”

Cosa è il reverse engineering?

reverse engineeringMartedì in tarda mattinata. Suona il telefono, rispondo:

  • Astrati, buongiorno.
  • Ho letto su internet che fate reverse.
  • Sì, facciamo scansioni tridimensionali e reverse. Quanto è grande l’oggetto da scansire, è trasparente? Riflettente?
  • Più o meno un metro, no, non è trasparente è uno stampo in legno di una fonderia. Devo fare del reverse, entro venerdì. Potete venire subito?
  • Può portare qui il modello?
  • No, non è un modello, sono tanti e ho fretta. Quando potete venire?
  • Domani mattina?
  • Vi aspetto.
  • Magari mando il mio tecnico nel pomeriggio a valutare il lavoro.
  • Alle 15?
  • Va bene.

Non ci si perde in chiacchere. Per fortuna l’azienda la conoscevo già, non perché ci avessimo mai lavorato assieme ma per conoscenze comuni.

Enrico parte e dopo un paio d’ore torna.

  • Allora?
  • Allora è un bel mazzo, sono una ventina di pezzi in tutto e siamo in due a farli. Scansione e reverse completo.
  • Reverse… cioè tu scansioni il pezzo, una fotografia in 3D dell’oggetto, e poi?
  • Allora il reverse è un’operazione di rilievo e misura attraverso strumenti manuali o di digitalizzazione di oggetti reali. Una volta acquisiti i dati viene ri-creato un modello matematico CAD.
  • Ok, questo è quello che ho scritto sulla brochure, ma… cioè… tu fai la scansione e poi?
  • Dopo aver fatto la scansione io ho una nuvola di punti, ovvero tanti punti situati negli assi cartesiani XYZ.
  • E quindi hai la geometria.
  • Più o meno, hai tanti puntini che però non sono modificabili o stampabili. Per renderli modificabili o stampabili devi ricostruire la geometria manualmente o aiutandoti con alcuni software.
  • E a quel punto?
  • Hai il tuo progetto tridimensionale del tuo oggetto reale.
  • Come quando senti una musica e ne tiri fuori lo spartito?
  • Cosa?
  • Puoi avere uno spartito e suonare una musica, oppure sentire una musica e trascrivere lo spartito.
  • Penso di sì… non lo so… sono stonato.

Conclude Enrico e inizia ad imballare computer e scanner.

Giovedì mattina. Suona il telefono, è Enrico.

  • Non vengo in ufficio, Sono a fare scansioni anche oggi, fino a venerdì sono chiuso nel capannone.
  • Come va? Come viene il lavoro?
  • Il lavoro viene bene, sono anche veloce ma i pezzi sono tanti. Poi il posto è un po’ così: grande, pieno di polvere, pieno di gente che passa, roba enorme che passa e io in mezzo…
  • Dai, ancora domani. Riuscirete a finire per tempo?
  • Sì, sicuro.

Enrico mette giù il telefono.

Astrati può scansire oggetti fino a 4 metri in un’unica scansione e farne il reverse completo.

Astrati può fare scansioni per ingombri dimensionali o ad alta precisione.

I file generati dalla scansione possono essere utilizzati per essere modificati, stampati o essere messi in una macchina a controllo numerico. Essere utilizzati per render tridimensionali, calcoli dimensionali o archiviazione.

Per qualunque informazione: www.astrati.eu

 

OMC 2017-Astrati incontra l’Oil & Gas Industry.

logo omsPartiamo da Genova alle 19.15 di martedì 28 marzo, direzione Ravenna e mentre il sole piano piano tramonta la terra si fa piatta. Lasciamo le nostre montagne alle spalle per giungere alle 23.30 sulla sponda adriatica.

  • Di cosa parla questa fiera?

Inizio a essere un po’ confusa, settimana scorsa sono riuscita a farmi: mercoledì il salone del restauro a Ferrara, venerdì il Mecspe a Parma, la più grande fiera nazionale sulle materie plastiche, e sabato una conferenza a Genova sulle protesi stampate in 3D. Le tecnologie additive hanno molte applicazioni.

  • Oil & gas.
  • Meno male che ho portato gli stivali col tacco!

Alla mattina alle 9.00 siamo in fiera.

  • Alle 9.30 abbiamo il primo appuntamento.
  • Con chi?
  • Una società che fa scatole per i sistemi di pronto soccorso nelle stazioni polari, probabilmente hanno a che vedere con i militari.

E di militari ce ne sono parecchi fuori dalla fiera: metal detector, cani, camionette…

P_20170329_092748La fila per entrare è lunga ma procede spedita, il colore predominante è il blu completo puntinato dai colletti bianchi.

  • Come hai preso l’appuntamento?
  • Con il sistema “Be to be”.
  • “Be to chi?”
  • Ci si iscrive al sito, metti una breve descrizione della tua azienda e le aziende interessate al tuo lavoro ti contattano per un appuntamento.
  • Wow!

Entriamo nella sala 4, distese di stand, signorine, caramelle e carotatrici. L’aula dei “Be to be” è allestita con sedie e tavolini bianchi. Su ogni tavolino c’è un numero. All’entrata c’è un desk dove una signorina sorridente fornisce la lista degli appuntamenti. Dietro le sue spalle su una lavagna vengono segnalati gli appuntamenti annullati. Tre operatori hanno segnati tutti gli appuntamenti, a quale tavolo devono essere svolti, a che ora e tra chi; girano attorno ai tavoli e vigilano che tutto si svolga nel migliore dei modi.

P_20170329_153551Dalla parte opposta c’è il catering: tutto finger food delizioso come caesar salad in conetti da asporto, mini macedone e micro budinetti al cioccolato e lampone fresco, il tutto annaffiato da succo di mela verde.

  • Produciamo piccole centrali elettriche, il cliente ci ha chiesto il modello in scala dell’ultima che abbiamo prodotto.
  • Produciamo pompe ad immersione ad altissima prestazione abbiamo bisogno di un materiale resistente agli idrocarburi per fare i test, dei prototipi funzionali insomma.
  • Produciamo turbine, si possono fare le turbine in tecnologia additiva?

P_20170329_153527Sorrido, scambio biglietti da visita, annuisco, spiego. La giornata prosegue e i tre guardiani del “Be to be” fanno sempre più fatica a stare dietro alla gente che pian piano si conosce, si sta simpatica e si unisce. Davanti a un gigante di colore che fabbrica impianti di raffreddamento per un’azienda sudafricana siamo in 5 aziende.

Astrati nasce come società di servizi a supporto delle imprese. Ieri di imprese ve ne erano molte e tutte legate ad altre imprese attraverso le reti di impresa, formali, informali, costituite o meno. L’era della micro impresa italiana così come la conosciamo sta finendo.

  • Se sei piccolo, minuscolo, i grandi ti sbranano. Ti pagano quando vogliono, se ti vogliono pagare. L’unico modo per sopravvivere è unirsi ma per l’imprenditore Italiano è difficile, preferisce un fidanzamento a un matrimonio e per questo la rete è un buon compromesso.

 

FUORI PRODUZIONE

Il 26 gennaio 2017 in commissione Europea si è discusso di economia circolare. Che cos’è?

“In un’economia circolare il valore dei prodotti e dei materiali si mantiene il più a lungo possibile; i rifiuti e l’uso delle risorse sono minimizzati e le risorse mantenute nell’economia quando un prodotto ha raggiunto la fine del suo ciclo vitale, al fine di riutilizzarlo più volte e creare ulteriore valore. ”

Sembra un discorso da fricchettoni ma è un estratto tratto dal sito della commissione Europea.

Parlare di economia circolare vuol dire molte cose, anche reverse engineering. Cos’è? Il Reverse Engineering è la tecnica con la quale otteniamo un modello virtuale di un oggetto ottenuto o con la modellazione tridimensionale o con uno scanner 3D.

Ma nella pratica che cosa vuol dire?

Un giorno viene a trovarci un fotografo.

  • Non trovo questo pezzo da nessuna parte.

012_V-001 ingranaggio Piterà.pngE tira fuori dalla tasca un pezzetto seghettato da circa 5cm di lunghezza con i dentini usurati.

  • Lo potete rifare?
  • Certo. Per la stampa ha dei bisogni particolari?
  • No, no, è solo un ingranaggio di un soffietto di un obiettivo di una macchina fotografica.
  • Bene, quindi deve solo essere resistente alla frizione e non al calore.
  • No, va al massimo a 70 gradi.
  • 70 gradi è già un buon calore, non è proprio temperatura ambiente.
  • Non lo potete fare?

Il fotografo si ansia.

  • Sì, sì, è solo per scegliere il materiale e la tecnologia 3D più idonea.

Il fotografo sorride.

  • Se non potete farlo devo buttare via tutto l’obiettivo e sono obiettivi che costano molto, per un piccolo pezzettino di plastica da neanche 5 cm!

Abbiamo stampato il pezzettino di plastica con i dentini aggiustati e il fotografo ha guadagnato un intero obiettivo che altrimenti avrebbe dovuto buttare.

Un giorno ci chiama un ragazzo, gli si è rotta la bocchetta dell’aria della punto di suo nonno.

  • Non si trova più, è fuori produzione. Non si è neanche rotta tutta la bocchetta d’aria, solo un pezzo!
  • Sicuro che non si trova più?
  • No, cioè l’ho trovato da un rivenditore di pezzi rari ma vuole 200 euro per tutta la bocchetta!
  • Forse non ti costa di meno farla in 3D, nel senso che bisogna farne il rilievo e il disegno tridimensionale e poi stamparlo. Devi pensare che è una produzione personalizzata, come quella fatta da un artigiano.
  • Ma è plastica!
  • Si ma plastica su misura.

Forse se esistessero degli incentivi al ri-utilizzo degli oggetti anche la produzione in tecnologia additiva dei pezzi che non hanno grande valore aggiunto potrebbe essere intrapresa.

Un giorno vado a ritirare la macchina di mia mamma. Nell’officina, subito all’entrata c’è 2016-09-02-photo-00000591una piccola Porsche rossa senza un fanale e senza le freccette di posizione. Il meccanico mi parla di questo gioiellino prodotto negli anni ottanta come modello funzionante da esposizione. Le frecce di posizione sono introvabili.

Questo lavoro è stato a metà tra il modellismo e il pezzo di ricambio.

  • La plastica è uno degli elementi che si deteriora più in fretta, le parti meccaniche sono ancora perfettamente funzionanti.

Mi racconta un ragazzo che è venuto a preventivare una scocca per una moto da strada.

img_1036Se vuoi approfondire il discorso della produzione di parti di ricambio introvabili o fuori produzione Venerdì 24 febbraio, presso il nostro ufficio in via di Canneto il lungo 23/1 ore 18.00 facciamo un aperitivo/ incontro divulgativo sul reverse-engineering dal titolo: Fuori produzione, come la tecnologia può venire in aiuto. Con dimostrazione dal vivo di uno scanner tridimensionale.

Per partecipare iscriversi a info@astrati.eu

L’evento è gratuito.

 

Prototipi e inventori

La teoria.

2011_-_italia_-_bertone_-_modello_dima_alfa_romeo_giulietta_sprint_1954_2Prima di arrivare a parlare di piccole e medie produzioni la Stampa 3D era conosciuta soprattutto come prototipazione rapida.

Perché?

Perché fare prototipi per chi progetta è una spesa enorme e un processo lento.

Prototipazione non vuole dire solo il pezzo fatto e finito con il materiale uguale o equivalente all’originale, anzi…

Lo scopo di un prototipo è:

  • fare verifiche di stile (analisi visive, studi di ergonomicità, etc.)
  • prove funzionali
  • prove di montaggio (verifica degli accoppiamenti tra le parti)
  • realizzazione di un “master” da utilizzare per creare uno stampo.

Esistono vari tipi di prototipi:

  • prototipi concettuali, nel prototipi concettuale il materiale e la tecnologia di fabbricazione è qualunque, il suo obiettivo è valutare la forma, verificare il montaggio, analizzare le difficoltà tecnologiche e le sollecitazioni;
  • prototipi funzionali, nei prototipi funzionali il materiale è simile mentre la tecnologia di fabbricazione è ininfluente. Il suo obiettivo è valutare le sue prestazioni con prove funzionali e ottimizzare il prodotto;
  • prototipi tecnici, nei prototipi tecnici il materiale e la tecnologia di fabbricazione sono molto simili al prodotto finale, il suo obiettivo è ottimizzare le tecnologie di fabbricazione e valutare sia i cicli di fabbricazione che le prestazioni del prodotto;
  • prototipi pre-serie, dove materiali e tecnologia di fabbricazione è definitiva e serve a valutare il prodotto finale (sono ammesse pochissime modifiche).

Il prototipo per sua stessa natura non è definitivo, per arrivare ad un prodotto finito sport_prototipo_di_carmine_2magari bisogna stampare più prototipi, anche decine. Perché?

Perché nel vedere l’oggetto nel suo insieme ci si accorge che manca qualcosa o c’è qualcosa che non risulta come ci si aspetta; un po’ come succede con le foto, a cellulare sembrano sempre diverse dallo schermo del pc e ancora diverse dalla stampa cartacea.

Per fare un prototipo un tempo ci volevano migliaia di euro e mesi di produzione.

La stampa 3D ha abbattuto questi costi e questi tempi.

Inventori e progettisti ne sono entusiasti.

La pratica.

619188967-highlights1514-far-partire-prototipo-storia-dellautomobileL’autrice ricorda ai lettori che scrive da Genova, città di inventori ma anche di animi chiusi e “parsimoniosi”.

Inventore numero 1. Il signor Scabbia.

  • Astrati buongiorno.
  • Salve, io avrei bisogno di una stampa 3D, quanto costa?
  • Non posso farle un prezzo euro/kg, dipende dalla geometria. Se mi manda un disegno gli faccio una quotazione, intanto potrebbe dirmi di cosa si tratta così possiamo intanto capire quale materiale o tecnologia possiamo utilizzare.
  • Vede, è un progetto non ancora brevettato, quindi non posso far circolare i disegni, sappia solo che è all’incirca formato da due coni alti 4cm uno dentro l’altro che servono come sistemi di sicurezza.
  • Ma quanto sono di diametro? Devono stare in interno o in esterno? Debbono avere qualche sollecitazione?
  • Per ora non mi può dire quanto costano così? quando li avrò brevettati sarò più preciso.

E così il nostro primo inventore misterioso, come è comparso, scompare.

Inventore numero 2. Il signor Tortellini.000097f1_medium

Lo incontro in fiera e mi mostra sul cellulare decine di suoi progetti, dai ciucciotti per le bottiglie d’acqua agli scafandri anti-alluvione per autoveicoli, ai fari laser anti-nebbia. Mi invita nella sua officina.

Appena arrivo mi annuncia che per avere i suoi disegni per fare i preventivi devo firmare una dichiarazione che mi prendo la responsabilità personale e non societaria nel caso che i suoi disegni vengano divulgati.

  • Normalmente firmiamo degli accordi di riservatezza, sono accordi che tutti firmano, accordi tra aziende.
  • No, no, non voglio che c’entrino le aziende, io lo do a te e tu sei responsabile, se lo vendi ai cinesi tu vai in galera.
  • Guardi, non ho nessuna intenzione di vendere i suoi disegni ai cinesi, poi tanto è solo una parte, senza i disegni di insieme non posso ricostruire il tutto.
  • E poi lo vorrei in un materiale più resistente dell’abs, questo qua che mi hanno stampato, appena l’ho messo dentro il macchinario si è rotto.
  • Perché le hanno fatto, giustamente, un prototipo dimensionale, poi se funziona, questo pezzo va fatto in metallo e di macchina, esistono delle aziende che fanno solo profilati.
  • Ma quanto mi costa?

rebour-prototipo-1949Inventore numero 3. Il signor Lasci

Il signor Lasci cambia sempre idea, viene progettata, stampata, cambiata, ri-progettata.

Il signor Lasci fa disegni, li disfa e poi se ne dimentica.

Ci chiama ogni tanto per essere sicuro che ci stiamo lavorando.

E non fa preventivi, ogni tanto finiscono le ore di progettazione, ogni tanto finiscono i soldi per le stampe. E bisogna spiegargli il perché:

  • Hai voluto allungare questa parte, quindi ho dovuto cambiare tutta la disposizione dei pezzi interni, quindi ci ho messo 2 ore in più. Non dovevamo allungarlo, non era stato preventivato
  • Se mi chiedi 8 pezzi in più di cui 3 in gomma, cambia il prezzo, perché hai messo 8 pezzi in più in 2 materiali diversi!

Caro signor Lasci, speriamo che tutto fili liscio e ci lasci presto.

Se non sei il signor Lasci, il signor Tortellini o il signor Scabbia (ma anche se lo sei) e hai bisogno di prototipazione rapida, modellazione tridimensionale e scansione non esitare a contattarci al:

info@astrati.eu o al 0104558971

Cosa è e a cosa serve lo scanner 3D

La scansione 3D e’ il processo che permette di catturare la forma superficiale di un oggetto e visualizzarlo in 3D. Grazie a questo processo è possibile ottenere non solo le misure esatte dell’oggetto reale ma anche la sua digitalizzazione.

Gli scanner 3d per funzionare richiedono l’utilizzo di un software di scansione, il software è la parte che oggi si sta sviluppando maggiormente ed a permesso alla scansione tridimensionale di entrare nel mercato.

Ci sono tre tecniche di scansione:

  • A luce strutturata
  • Laser
  • Fotogrammetria

I laser scanner sono dispositivi capaci di emettere un impulso elettromagnetico (il laser) e di ricevere il segnale riflesso, misurando l’intervallo di tempo trascorso e quindi la distanza tra lo strumento ed il punto rilevato.

La luce strutturata calcola la Triangolazione ottica: per scansioni di alta risoluzione di oggetti posizionati da 0,2 m a 25 m.

La fotogrammetria è l’unione di più foto fatte da diversi punti di vista.

Tutti questi sistemi formano delle nuvole di punti che, situati nelle assi cartesiane (x,y,z), descrivono la superficie dell’oggetto scansionato.


Ad oggi i suoi campi di applicazione sono:

  • Archeologia
  • Architettura
  • Ingegneria
  • Topografia
  • Beni Culturali
  • Modellazione industriale
  • Navale
  • Forense
  • Dentale
  • Medicale

faro-reality-training-results-aras-360Nel settore delle costruzioni può servire per la documentazione di siti storici o per stabilire un punto di riferimento dell’esistente in modo da rilevare cambiamenti strutturali derivanti dall’esposizione a carichi estremi come terremoti o incendi.

Come documentazione forense, in questo senso la scansione 3D è già usata dal FBI per documentare scene del crimine o ricostruire incidenti.

Turismo in remoto, l’ambiente in un luogo di interesse può essere catturato e trasformato in un modello 3D. Questo modello può essere esplorto dal pubblico.

3dprinting2Il patrimonio culturale, ci sono stati molti progetti di ricerca intrapresi tramite la 
scansione di siti storici e manufatti, sia per scopi di documentazione che di analisi.
L’uso combinato di
scansione 3D e di stampa 3D  consente la replicazione di oggetti reali senza l’uso di tecniche di rilievo tradizionali che in molti casi può essere troppo invasiva per essere eseguita su preziosi o delicati artefatti culturali.

 

Nei processi di progettazione si possono sostituire parti mancanti o desuete.

La digitalizzazione di oggetti è di vitale importanza per varie applicazioni come i dimensionamenti.

All’interno di processi altamente automatizzati, le geometrie dei pezzi vengono create direttamente dalle macchine ma se vi sono incertezze o variazioni si creano dei pezzi non conformi, il rilievo di alcuni pezzi sensibili possono ridurre questo tipo di errore.

Il reverse engineering, lo scanner 3D può essere utilizzato per modificare le geometrie e creare oggetti che non esistono più o per “upplodare” (aggiornare) l’hardware.

Nello spettacolo gli scanner 3D sono utilizzati per creare modelli 3D per film e videogiochi. In scenografia si creano anche dei modelli con una scala differente da quella reale grazie a macchine a controllo numerico o alle macchine a produzione additiva.

424871_1276383541_origIn medicina lo scanner 3D è utilizzato per catturare la forma 3D di un paziente. Software
CAD / CAM vengono poi utilizzati per progettare e fabbricare il
ortesi , protesi o impianti dentali .

Per saperne di più Vi invitiamo Venerdì 27 gennaio ore 18.00 presso il nostro ufficio in via di Canneto 23/1, Genova o a contattarci all’indirizzo mail: a.musso@astrati.eu per prendere un appuntamento.

 

Breve storia dello scanner 3D

Premessa

Enrico arriva in ufficio con una valigetta bianca di cartone, la apre con molta cautela, gommapiuma nera ondulata, plastica trasparente, manuali di istruzioni, fili di collegamento e di alimentazione, gommini di rilevamento e un “coso” bianco e nero a tre occhi che sembra una maniglia o una grossa spara-punti. Enrico collega i fili al computer più potente dell’ufficio e i tre occhi si illuminano di una luce bianca e viola.

  • Cosa scansioniamo?

La scansione 3d è il processo che permette di catturare la forma della superficie di un oggetto nello spazio tridimensionale  e visualizzarlo in 3d. Grazie a questo processo e’ possibile ottenere non solo le misure esatte dell’oggetto reale ma anche la digitalizzazione di tutte le sue parti.

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Corro nella ghiacciaia (ovvero la sala riunioni) e cerco oggetti di media grandezza: Una testa in gesso di ragazzo, una statuina di una contadinella in ferro, una grossa stella marina, una pigna, una balaustra in legno mangiata dai tarli, il mio monopattino, un bicchiere di plastica bianca accartocciato.

La testa in gesso (nostro primo modello per il precedente scanner) viene magnificamente e velocissimamente, appena la luce bianca accarezza  la sua superficie marroncina sullo schermo del computer compare la sua immagine tridimensionale. A lato della testa, sullo schermo ci sono i vari indici di precisione, distanza dello scanner dalla testa, ecc…

La scansione è venuta benissimo ma la testa del ragazzo è sempre brutta, sia dal vero che in 3D!

La statua in ferro della contadinella e il mio monopattino vengono scartati: sono neri e riflettenti.

  • Si possono fare ma dobbiamo trattare le superfici.
  • Cioè?
  • Niente di terribile, solo un po’ di spray fatto apposta per opacizzarli.
  • Sul mio monopattino?
  • Sulla mia statuina?024_-003_balaustrina_2017-jan-13_12-14-27pm-000

Chi fa l’ultima domanda è Silvia, l’architetta che lavora nella stanza affianco alla nostra, la statuina è sua.

  • Guardate che poi si toglie lo spray, ma tanto adesso non li facciamo, cerchiamo cose più semplici.
  • La pigna? La stella marina?
  • Facciamo la balaustra tarlata!

 

Storia

marianomoreno-19051Il primo processo assimilabile alla scansione è la fotoscultura. Essa fu inventata da Francois Villème nel 1860, quando utilizzò la proiezione in uno schermo di 24 lastre fotografiche (usando il metodo della lanterna magica) e un pezzo di creta venne grossolanamente modellato attraverso un pantografo. Tale metodo fu abbandonato nel 1867 a causa degli elevati costi.

Bisogna arrivare al 1968 perché uscisse sul mercato il primo scanner che utilizzava proiettori e telecamere.

Nel 1985 viene introdotta la tecnologia laser combinata alla luce bianca.

Ma il vero motivo per cui la scansione si è sviluppata è l’evolversi dei software: la potenza di calcolo è riuscita ad unire scansioni composte da milioni di punti, senza duplicati o dati in eccesso in poco tempo.

All’inizio degli anni 2000 la scansione è diventata un mezzo sempre più potente e preciso.

Siamo ancora distanti dall’immagine futuribile del replicatore, la componente umana di controllo e di correzione degli errori è ancora presente, soprattutto se si vuole fare una ricostruzione delle geometrie per creare delle modifiche.

dove-siamo

Per parlare di questo ma soprattutto per vedere dal vivo uno scanner 3D e toccarne con mano le sue potenzialità

vi invitiamo nel nostro ufficio in via di Canneto il Lungo 23/1 a Genova: Venerdì 27 gennaio 2017 dalle ore 18.00 alle ore 20.00 avrà luogo un nuovo appuntamento additivo

per farvi conoscere la scansione tridimensionale, cosa è e a cosa serve.

Ingresso gratuito previa prenotazione: info@astrati.eu

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1849832695232752/

 

“Tornare al fare per rilanciare l’economia del pianeta.”

 Astrati partecipa al convegno: stampa 3D e tecnologie additive per l’industria dei materiali compositi promosso da SEATEC

Carrara fiere, business in the Move.

Marinella Levi, professoressa di ingegneria dei materiali del Politecnico di Milano, prende la parola per salutare i partecipanti e avvisare gli speakers che dopo un tot di minuti farà suonare un campanello: o finiscono la presentazione o non si potranno fare domande. Spicca la professoressa con la sua chioma rossa fuoco tra gli uomini incravattati e, anche senza microfono, la sua voce risuona nella grande sala piena di gente.

Le tre bandiere: italiana, europea e di Carrara svettano vicino ad Enrico Annacondia, Launch Manager dell’Aita- Associazione Italiana Tecnologie Additive,nostro faro nel mondo additive.

aitaL’Aita è un’associazione culturale che vuole creare massa critica sul tema “stampa 3D”, perché è un tema vasto e vi sono molte differenze di approccio produttivo e di progettazione. Associarsi all’Aita permette di avere accesso al materiale che l’associazione mette a disposizione. Enrico (il nostro Enrico) è diventato socio nell’inizio del 2015, praticamente quando è nata, e da allora ci siamo fatti guidare attraverso convegni, libri, siti, articoli accademici; possiamo garantire che il livello dei temi proposti è di altissima qualità e, a parere nostro, è un partner importante per chi si occupa di stampa 3D a livello industriale e professionale.

  • Il secondo intervento è di Energy group, rivenditori Stratasys.

Antonello Delfino elenca le principali applicazioni della stampa 3D a livello manufacturing:

“Le attrezzature di produzione sono la cenerentola nel marketing delle applicazioni ma, chi si mette una macchina in casa, è in questo che trova la sua maggiore applicazione: “Magari con 50/ 70 euro ti risolvi un problema di produzione e diventi concorrenziale rispetto ad altri” .

Le applicazioni possono essere:

  • Stampi per basse temperature;
  • Master per stampi in carbonio;
  • Dime di foratura e rifinitura;
  • Dime per allineare i pezzi;
  • Creazione di profili chiusi o aperti da tenere leggeri, da irrobustire a posteriori, o con fori e passaggi far passare cavi o altro.

core carbonio.jpgCompleta il discorso Davide Ferulli, Channel Manager Southern Europe di Stratasys, parlando di mandrini solubili per la creazione di parti in carbonio. Cito solo la fine del suo discorso: “Benefici di costi e tempi: fino a 95% in meno. Si può creare un mono pezzo, se serve, e può integrare altri materiali. Ottima finitura su entrambi i lati.” Quando la stampa 3D è la soluzione…

Siamo a una fiera nautica e la grande crisi che ha toccato tutto il settore negli scorsi anni fa capolino dal continuo riferimento che fanno i relatori all’utilizzo delle nuove tecnologie per essere competitivi.

aereo 1 guerra mAltro campo di interesse della conferenza (e nostro) sono i software, ne parlano sia Msc software che Exemplar: “La potenza di calcolo e di analisi con degli algoritmi di progettazione ha espanso la libertà del design e le tecnologie di stampa permettono di non parlare più solo di prototipazione ma di un utilizzo industriale delle tecnologie additive”. Chi parla è Valerio Giorgis di Exemplar: “Ma gli strumenti cad che abbiamo non sono stati pensati per l’additive”, continua. “Le strutture lattice non sono nuove, venivano già utilizzate per far volare gli aerei della prima guerra mondiale. La nostra, come la loro, è una continua ricerca tra rigidezza e volume per trovare la struttura giusta.”

  • Compositi a fibra corta e continua. Marinella Lievi (Politecnico di Milano)

La signora del campanello cambia ruolo e diventa relatrice: professoressa di ingegneria chimica al Politecnico è responsabile del “+LAB”, laboratorio di ricerca dei materiali per le tecnologie additive.

lab“Grazie a un inciampo di un finanziamento abbiamo iniziato a lavorare con macchine aperte. Le nostre macchine sono quindi inferiori rispetto a quelle industriali ma sono open in tutti i sensi e questo ci ha permesso di studiare e sperimentare maggiormente”.

Fanno esperimenti con filamenti con rinforzi naturali, grafene, rinforzi a fibra lunga  e hanno messo appunto una stampante Fdm con resine termoindurenti, funzionanti con estrusori autoprodotti e al cui interno fanno passare particelle o fibre (carbonio, kevlar, vetro ecc..), anche conduttive, coi quali riescono a costruire dei foto e termo reticolati.

“Le macchine a layer paralleli sono limitanti. Bisogna produrre macchine con più di tre assi.”, sostiene. “Per ora le tecnologie additive hanno questo grande merito, che si stanno sviluppando in un clima di Cooperazione e coompetizione. “ Continua la Prof, che ormai è diventata la mia eroina della stampa 3D, “Dobbiamo capire l’importanza che tutto questo ha per le nuove generazioni. Bisogna tornare al fare per rilanciare l’economia del pianeta.

E vedremo tra un paio d’anni chi ha avuto ragione.”

Vi aspettiamo Giovedì 14 aprile alle ore 11 a Milano, Via Tortona 20, per il Fuorisalone 2016