Reverse engineering, tabozzi e guerre Puniche

Siamo in ufficio, uno dei nostri soliti incontri dove divulghiamo la conoscenza sulle tecnologie additive per accrescere le competenze dei nostri potenziali clienti. Abbiamo fatto incontri con orafi, cooperative sociali svizzere, imprenditori tunisini, restauratori e artisti, industriali, architetti e aziende nautiche: oggi è il turno dei tabozzi (se non sapete cosa è un tabozzo googolatelo e avrete lunghe descrizioni per ampliare i vostri orizzonti zoologici).

Come ci sono finiti dei tabozzi in una azienda che fa 3D? Non lo so, il nome stampa 3D ha aperto gli orizzonti (e le gabbie) più inaspettate, in realtà è colpa di un mio ex compagno, ora professore, che mi ha incastrato. Dopo un lungo e assurdo dialogo sulla stampa 3D (e sulla possibilità di stampare cani su ruote !?!) siamo passati alla scansione e al reverse engineering.

reverse astrati

Prima di accendere lo scanner faccio vedere due slide e introduco l’argomento.

  • Uno degli utilizzi della scansione e che noi, come società di progettazione che si rivolge all’industria e alla nautica, utilizziamo di più è il Reverse engineering.
  • Ohhh, ma che è?
  • Reverse che?

Con la forza dell’ignoranza la platea rumoreggia, istintivamente mi contraggo e assumo un’aria da professoressa delle medie.

  • Col nome Reverse engineering o back engineering indichiamo lo studio scientifico di un oggetto costruito dall’uomo.
  • Bella lì, e perché dovremmo studiare qualcosa costruito dall’uomo? Cioè come l’hai costruito lo ricostruisci, no? Cioè, se l’hai messo su hai i disegni, no?

Chi parla è Tabozzo1, maglietta a maniche corte attillata, anfibi e capello verde.

  • Non è così semplice. Ci sono oggetti complessi che non è immediato capire come ricostruirli, soprattutto se non esistono più i disegni.
  • E perché non esistono più i disegni?
  • Perché magari si sono perduti.
  • Li vuole arrubare…

Questa è Tabozza2, bionda con i capelli rasati a lato e un orecchio che pare un punta spilli che ha l’aria di chi se ne intende, di rubare dico, non di reverse engineering.

  • Perché rubare? No, nessuno vuole rubare niente. I disegni si possono perdere per tanti motivi o non si hanno o magari si vuole analizzare e studiare qualcosa che non hai fabbricato tu per modificarlo, ampliarlo.
  • Copiarlo insomma!
  • Non copiarlo ma studiarlo. Uno degli utilizzi del reverse è proprio nel poter far rientrare oggetti che bisognerebbe sostituire completamente nel ciclo produttivo facendo dei upload di parti.
  • Come nel computer.
  • Tipo. Il reverse è un processo è simile alla ricerca scientifica, se non che la ricerca scientifica riguarda i fenomeni naturali mentre il reverse engineering studia i manufatti umani. Ad oggi parliamo di archeologia industriale, ad esempio, e capire il funzionamento di macchine costruite nel passato ci può aiutare a restaurarle o divulgarle.
  • Archeologia industriale? Come la tua macchina Tauro!

Risata generale. Il 60% degli astanti si sta rollando una siga.

  • Uno dei  lavori che facciamo di più è ricostruire piccole parti ormai fuori produzione.
  • Potete rifarmi allora anche il bocchettone della mia Punto usata? Quello dell’area condizionata?

Decido di ignorare il Tauro seduto a cavalcioni dello schienale, faccia macilenta e magrezza scheletrica sotto un ciuffo ribelle.

  • Ma è logico, ormai tutto si può fare con la tecnologia!
  • Il reverse engineering è un discorso di avanzamento tecnologico che ha le sue radici nelle guerre puniche.
  • Ma cosa c’entrano le guerre Puniche con la scansione 3D?!

  • I romani avevano catturato una quinqueremi cartaginese e l’hanno studiata e usata come base per creare la sua flotta, modificando i progetti secondo le loro esigenze e vincendo così la guerra.
  • Ma non c’avevano mica la stampa 3D!?!

Mi guardano tutti perplessi. Forse la professoressa delle medie che è in me ha preso il sopravvento.

  • Certo che no, avevano altre tecnologie, così come noi abbiamo le nostre, alla base però c’è sempre l’uomo, la sua intelligenza e la sua voglia di progredire.
  • Ok. Pausa siga?
  • Pausa siga poi vi faccio vedere come funziona lo scanner!
  • E ci si può scannerizzare anche l’uccello?
  • Solo se riesci a tenerlo in tiro.

Risate sguaiate e generali. Usciamo, il mio ex compagno me la paga questa!

Astrati e il BIM PER LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI. Un dialogo.

Il 12 ottobre a Milano, nella sede di OneTeam, nostri partner per le soluzioni software e per la formazione, c’è stato un seminario dal titolo BIM PER LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

Enrico Fazzino, nuovo membro di Astrati per la parte architettonica, specialista di BIM, ce lo racconta.

A: – Che cos’è il BIM e perché dovrebbe interessare alle pubbliche amministrazioni?

E: – Il BIM, acronimo di Building Information Modeling, è una metodologia di progettazione innovativa che si basa sulla modellazione di oggetti tridimensionali e parametrici, completi di tutte le informazioni necessarie allo svolgimento del processo progettuale. Ciò permette di aiutare il processo decisionale, la pianificazione, la stima dei tempi e dei costi, cercando di evitare gli sprechi  che possono verificarsi facilmente in un processo gestito con il metodo tradizionale, quest’ultima parte è quella che dovrebbe maggiormente interessare alla pubblica amministrazione .

A:- Evitare gli sprechi? Molto interessante, ma come è possibile?

E:- Grazie all’esistenza di un modello 3D “intelligente” e la possibilità di controllare l’edificio e le sue parti (anche strutture ed impianti) durante tutto il suo ciclo di vita.

A:- Esistono già una storia, dei dati che possono confermare quello che dici?

E:- L’America è il paese che utilizza da più tempo questa metodologia ed ha riscontrato indubbi vantaggi dal suo impiego, ma non è l’unico. C’è da notare che l’America è uno dei paesi dove è maggiormente utilizzato nonostante non sia obbligatorio, per il solo guadagno economico.

A:- In sostanza questo risparmio come avviene?

grafico-bimE:- Vedi questo grafico? Esso mostra le curve in funzione del tempo e dei costi. La curva rossa è riferita all’utilizzo del BIM dove si vede un aumento dei costi nella fase di progettazione preliminare e definitiva e un rapido abbassamento già nella fase di costruzione ed esercizio. La ragione di questa riduzione sta nel fatto che con il BIM non esistono varianti in corso d’opera, perché eventuali errori di progettazione ed interferenze di dati vengono analizzate a priori grazie all’esistenza del modello 3D e alle sue informazioni. La curva nera, invece, mostra gli effetti di una progettazione tradizionale.

A:- E l’Italia? Come ci poniamo nel mercato?

E:- L’Italia sta muovendo i primi passi per poter inserire il BIM almeno negli Appalti Pubblici.

Questi sono gli step che l’Italia si è proposta di seguire:

  • GENNAIO 2016: Legge per il Nuovo Codice Appalti
  • APRILE 2016: Approvazione del Nuovo Codice Appalti
  • OTTOBRE 2016: Circolare Ministeriale esplicativa sul BIM
  • GENNAIO 2017 (previsto): Nuovo Codice Appalti a regime anche con la UNI 11337/2016

A:- Ma da noi chi sarà in grado di affrontare questa nuova sfida, che da quanto vedo sarà una vera e propria rivoluzione?

E:- Bisognerà avere nuove figure professionali, o meglio ci dovrà essere una formazione specifica per Bim Manager, Bim Cordinator e Bim Specialist.

A:- E gli strumenti da utilizzare, quali sono?

E:- I più diffusi sono software BIM come Autodesk REVIT, CIVIL ecc…da cui poter ricavare dati e report, Autodesk NavisWork per l’analisi delle interferenze e l’analisi del modello e  software appositamente progettati per la gestione documentale come BIM360 DOC, BIM 360 GLUE-LAYOUT-PLAN-FIELD che vengono impiegati più per la gestione dell’edificio.

A:- A Genova, in Liguria ed in Italia in generale però più che costruire si parla di conservare, riqualificare edifici già esistenti. Se mi parli di Stati Uniti mi parli di costruire dal nuovo, mi chiedo se sia quindi possibile utilizzarlo anche qua da noi.

E:-Si può, si può, fino ad arrivare là dove c’è più difficoltà nel reperire le informazioni da un manufatto storico, in questo caso si parla  di BHIM, dove H sta per “Heritage”. Un caso emblematico è rappresentato dalla ristrutturazione del Teatro Lirico di Milano il cui modello è stato creato dalla nuvola di punti fornite dal laser scanner. Altre volte si utilizzano droni.

A:-Ma ne parleremo più approfonditamente in un altro post. Tornando a noi: perché parliamo di BIM? Questo è il blog di Astrati, servizi per la stampa 3D, cosa c’entra con la modellazione tridimensionale?

E:- Astrati supporta OneTeam nella divulgazione e nel sostegno a singoli professionisti, imprese e studi professionali della metodologia BIM sul territorio Ligure.

Questo mese approfondiremo questo argomento in vista di un evento al quale noi di Astrati teniamo molto: la OneTeamBimConference che si terrà a Genova il 30 Novembre 2016 alle ore 14.30 presso la sala Eugenio Montale, Teatro Carlo Felice.

Per informazioni e iscrizioni mandate una mail a:   a.musso@astrati.eu