Technology hub, Milano 9 giugno 2016

WP_20160609_10_37_32_ProLa fiera Technology Hub 2016 è stata molto interessante: innumerevoli stampantine consumer fdm hanno invaso il mercato e ne indicano la vivacità ma a differenza di qualche mese fa queste tendono a essere compatte e chiuse per aumentarne l’efficenza e la pulizia. Tra queste cito la Zortrax M200, la Tred e la 3ntr.

La  cosa più rimarchevole è però che si sta sviluppando anche tutto un mercato di macchine complementari alle stampanti come quelle per i filtri per l’aria per ridurre il fastidio (e il danno) dato dalla fusione di filamenti plastici (IAQ-MINI10HEPAVOC) o come quella per rifinire le parti in fdm; questa rifinitura consente ai pezzi di perdere la classica rugosità data dal layer e dona all’elemento lucentezza e impermeabilità. In realtà questa tecnica l’avevo già vista adoperare a Bologna da Giacomo (EnergyGroup) che lisciava i suoi pezzi usciti dalla MakerBot con un batuffolo imbevuto nel Mec. Questo nuovo sistema, il 3DFinisher, che uscirà a Novembre 2016, è stato brevettato da 3DNextech e sarà automatizzato, standardizzato e reso più sicuro.

Tra le stampanti non convenzionali si faceva notare la nuova stampante della Wasp;WP_20160609_14_22_12_Pro presentata da un signore particolarmente sbrigativo, non stampa filamento ma granuli di polimero in una stampante che può arrivare a fare grandi dimensioni anche se (pare) non molto precise. I granuli possono essere mischiati con varie sostanze tra cui polvere di canapa, trucioli, brillantini, colori ed altro. L’effetto finale è grezzo ma efficace per la brillantezza dei colori e delle dimensioni.

Interessante sembrava anche la stampante che produce ceramica anche se gli esempi esposti sembravano alquanto banali e non so che tipo di definizione possa raggiungere e fino a dove ci si possa spingere nella geometria.

Un’azienda e una stampante che invece ha attirato la mia attenzione è stata Desamanera, una start up che stampa la pietra e, per quello che ho potuto vedere dagli esempi esposti, con una discreta definizione. La cosa più stupefacente sono i materiali: la pietra era pietra non solo alla vista ma anche al tatto ovvero non aveva quella “plasticosità” che generalmente hanno le polveri di materia mescolate a resine e collanti. Un’altra innovazione notevole è data dal Marmo Liquido: una miscela in cui non intervengono agenti plastici e che può ricoprire qualunque materiale (platico o meno) rendendolo alla vista e al tatto identico al marmo vero; in più se questo viene mescolato con polveri fotosensibili di varia natura creano effetti luminosi suggestivi. Hanno scoperto che il marmo steso in strati sottilissimi fa passare la luce e quindi lo rende adatto anche per creare lampade, lì ve ne era esposta una che al buio pareva una luna: una di quelle cose che vorrei in casa mia.

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Un altro focus di interesse sono state le sperimentazioni universitarie e non tra cui

Ma di questo ne parleremo una prossima volta.

GizMark- Marc di primavera 2016- Parte seconda.

Il Marc di primavera di quest’anno è stato, non solo la grande fiera dell’elettronica che segna uno degli appuntamenti della nostra città, ma anche GizMark.

Al centro della fiera vi era un luogo per coloro che si occupano di tecnologia a Genova, un luogo di divulgazione e di scambio dove si sono susseguiti molti interventi di buon livello. Manca nel programma il ricercatore-ingegnere Fabrizio Barberis che ha fatto un interessantissimo excursus sulla tecnologia additiva nel campo biomedico in quanto è stato aggiunto all’ultimo momento.Programma GizMark 2016

IMG_0411Il ricercatore-ingegnere Fabrizio Barberis ci ha fatto vedere l’evoluzione delle nuove protesi stampate in tecnologia additiva e gli ultimi esperimenti sui tessuti. Ha concluso il suo intervento parlando di bioetica e di come questa sarà uno degli argomenti caldi che presto ci troveremo ad affrontare. Intanto ho strappato un invito per andare a vedere le vene stampate nel suo laboratorio…

Il bello del Marc è che è un grande ritrovo di “smanettoni” di tutte le età e gradi, dai radioamatori agli appassionati di fotografia, giradischi o computer.

Noi, grazie a Technimold e a Selletek, abbiamo portato una vetrina degna di molte fiere internazionali di tecnologia additiva. Avevamo esposte ben 8 tecnologie differenti più un esempio di scansione per il reverse-engineering.

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ci ha fornito la tecnologia Stratasys e i suoi pezzi più eclatanti erano:

  • Un pezzo in metallo creato per fusione al cui fianco vi era un gemello stampato ricavato da scansione laser.

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  • Un pezzo di ala di aereo costruita in Ultem (materiale tecnico con prestazioni similari all’alluminio stampabile in tecnica FDM) al cui interno si intravedeva una struttura a nido d’ape.
  • Un orologio a manovella nelle due versioni, con i supporti (un pezzo solidale senza parti vuote) e senza supporti (là dove il supporto solubile è stato sciolto sono stati creati i vuoti per permettere il funzionamento del meccanismo).
  • Un esempio di stampo solubile per produrre core per il carbonio e molti altri.

Logo-Selltek-Stampanti-3D-professionali     ci ha fornito la tecnologia 3DSystem e 3DP.

La 3DP è una macchina FDM che produce oggetti grandi fino a un metro e mezzo per un metro e mezzo! La 3D System non ha bisogno di grandi presentazioni in quanto è, assieme a Stratasys, la protagonista della stampa 3D.

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I pezzi più belli che avevamo erano oggetti stampati in tecnologia Objet, ovvero gesso misto collante e colore.

Per la tecnologia Multijet Selltek ci ha dato da esporre dei filtri che dimostravano  l’alta precisione alla quale si può arrivare, tra cui quelli della Lavazza, e una grossa leva di un freno, oltre a tappi, bracciali e anelli.

Nel nostro stand era presente, inoltre, uno schermo sul quale mostravamo l’utilizzo dei software, Fusion 360 e Inventor, di Autodesk, per la progettazione additiva.

I miei interventi sul palco erano incentrati, il primo, sul mostrare le diverse tecnologie e come queste non si soppiantino a vicenda ma invece si moltiplicano trovando nuovi campi di applicazione; il secondo sui vantaggi di una progettazione appositamente pensata per la stampa attraverso l’ottimizzazione topologica.

 

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Come è stato accolta la tecnologia additiva? I più erano curiosi, interessati e strabiliati nel vedere la precisione e la varietà data dalle diverse tecnologie. Nessuno aveva mai visto i metalli. I più acculturati sulla stampa 3D erano i più meravigliati: gente che aveva una stampante consumer o in ufficio o a casa che per la prima volta capiva perché non riusciva ad ottenere quello che desiderava. Spesso solamente perché provavano ad ottenere con una FDM ciò che si può ottenere solo con una SLA o una polyjet. La più grande tristezza invece me l’ha data un signore che, invitandolo a vedere lo stand mi ha risposto: – No, io vado solo ai FAB LAB. – Come se ci fosse un conflitto tra i FAB LAB e il resto del mondo.

 

Un ragazzino di tredici anni si è avvicinato allo schermo dove mostravamo i modelli costruiti in Fusion. – Io uso Skech up, ma non vengono bene. Questo cosa è?- Enrico gli spiega, lui ringrazia, dopo un’oretta torna con un amico a fargli vedere. Enrico li guarda con soddisfazione.

Ora bisogna preparare l’edizione di Dicembre e sarebbe bello creare una sinergia tra le università, che erano presenti e propositive, con i licei e gli istituti superiori, oltre che con le aziende e il tessuto produttivo della nostra città.
Perché la tecnologia è una parte importante della cultura della nostra città.

 

Fuorisalone 2016- Cosa ci facciamo qui?

IMG_0278Sala vuota, una foglia di nasturzio in bocca con una riduzione di umeboshi, led ruotanti e circolari, bambù e una fila di ragazzi sorridenti (ma non troppo) che mi offrono una tazzina di brodo di pesce con dentro una gelatina al mandarino.

Questo è lo stand della Lexus per il Fuorisalone di quest’anno. Spazi vuoti, immensi e la macchina che producono non c’è, è sublimata in un reticolo di corde che entrano in tensione a momenti alterni.

Cosa ci facciamo qui?

Per oggi la nostra sede è Via Tortona 20, ospitati dal progetto METHESIS. Davide Sher, il padrone di casa, ci presenta a Enrico Dall’Igna- marketing additive manufacturing- della SISMA, la macchina che ha imbandito la tavola di Methesis: tazzine, cucchiai, forchette, porta-stuzzicadenti, porta-candele, porta-tovaglioli, tutti stampati in bronzo con la jewellery machines laser system. Accanto alla tavola la macchina che sinterizza i metalli, sopra uno schermo mostra i video che abbiamo prodotto noi: spiegazione di come si progetta la C-UP (la tazzina da caffè progettata da Enrico per l’evento) e altro in FUSION 360.IMG_0267

Ecco cosa ci facciamo qui: noi siamo ONE TEAM POINT, appoggio per la Liguria di One Team, partner platino di Autodesk. Cosa vuol dire? Vuol dire che One Team è una realtà grande e consolidata sul tutto il territorio nazionale di rivendita, formazione e assistenza di software della famiglia Autodesk e noi li aiutiamo per quel che riguarda il territorio Ligure e per la produzione in tecnologia additiva.

  • Fusion 360 è un software che lavora in cloud e permette la condivisione dello stesso progetto fra più utenti.

Architetti e designer entrano ed escono dalla nostra porta, la stampa in plastica ormai è conosciuta da tutti nel settore ma quella in metallo suscita ancora curiosità e interesse.

  • Fusion 360 è un software parametrico per la progettazione meccanica, permette di fare rendering, messe in tavola e Fem ad un prezzo concorrenziale.

IMG_7384Stefania Minnella della Sigma sfoggia un bellissimo anello in bronzo ed Enrico Dall’Igna un bracciale in argento; quando lo scopro (oltre a suscitarmi molta invidia) non perdo occasione di farglielo mostrare a destra e a manca.

Arrivano due ragazze:

  • Press-kit?

Ci guardiamo.

Davide ci corre in aiuto fornendo un comunicato stampa e le ragazze lo ricambiano con questa piccola intervista on-line.

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“Tornare al fare per rilanciare l’economia del pianeta.”

 Astrati partecipa al convegno: stampa 3D e tecnologie additive per l’industria dei materiali compositi promosso da SEATEC

Carrara fiere, business in the Move.

Marinella Levi, professoressa di ingegneria dei materiali del Politecnico di Milano, prende la parola per salutare i partecipanti e avvisare gli speakers che dopo un tot di minuti farà suonare un campanello: o finiscono la presentazione o non si potranno fare domande. Spicca la professoressa con la sua chioma rossa fuoco tra gli uomini incravattati e, anche senza microfono, la sua voce risuona nella grande sala piena di gente.

Le tre bandiere: italiana, europea e di Carrara svettano vicino ad Enrico Annacondia, Launch Manager dell’Aita- Associazione Italiana Tecnologie Additive,nostro faro nel mondo additive.

aitaL’Aita è un’associazione culturale che vuole creare massa critica sul tema “stampa 3D”, perché è un tema vasto e vi sono molte differenze di approccio produttivo e di progettazione. Associarsi all’Aita permette di avere accesso al materiale che l’associazione mette a disposizione. Enrico (il nostro Enrico) è diventato socio nell’inizio del 2015, praticamente quando è nata, e da allora ci siamo fatti guidare attraverso convegni, libri, siti, articoli accademici; possiamo garantire che il livello dei temi proposti è di altissima qualità e, a parere nostro, è un partner importante per chi si occupa di stampa 3D a livello industriale e professionale.

  • Il secondo intervento è di Energy group, rivenditori Stratasys.

Antonello Delfino elenca le principali applicazioni della stampa 3D a livello manufacturing:

“Le attrezzature di produzione sono la cenerentola nel marketing delle applicazioni ma, chi si mette una macchina in casa, è in questo che trova la sua maggiore applicazione: “Magari con 50/ 70 euro ti risolvi un problema di produzione e diventi concorrenziale rispetto ad altri” .

Le applicazioni possono essere:

  • Stampi per basse temperature;
  • Master per stampi in carbonio;
  • Dime di foratura e rifinitura;
  • Dime per allineare i pezzi;
  • Creazione di profili chiusi o aperti da tenere leggeri, da irrobustire a posteriori, o con fori e passaggi far passare cavi o altro.

core carbonio.jpgCompleta il discorso Davide Ferulli, Channel Manager Southern Europe di Stratasys, parlando di mandrini solubili per la creazione di parti in carbonio. Cito solo la fine del suo discorso: “Benefici di costi e tempi: fino a 95% in meno. Si può creare un mono pezzo, se serve, e può integrare altri materiali. Ottima finitura su entrambi i lati.” Quando la stampa 3D è la soluzione…

Siamo a una fiera nautica e la grande crisi che ha toccato tutto il settore negli scorsi anni fa capolino dal continuo riferimento che fanno i relatori all’utilizzo delle nuove tecnologie per essere competitivi.

aereo 1 guerra mAltro campo di interesse della conferenza (e nostro) sono i software, ne parlano sia Msc software che Exemplar: “La potenza di calcolo e di analisi con degli algoritmi di progettazione ha espanso la libertà del design e le tecnologie di stampa permettono di non parlare più solo di prototipazione ma di un utilizzo industriale delle tecnologie additive”. Chi parla è Valerio Giorgis di Exemplar: “Ma gli strumenti cad che abbiamo non sono stati pensati per l’additive”, continua. “Le strutture lattice non sono nuove, venivano già utilizzate per far volare gli aerei della prima guerra mondiale. La nostra, come la loro, è una continua ricerca tra rigidezza e volume per trovare la struttura giusta.”

  • Compositi a fibra corta e continua. Marinella Lievi (Politecnico di Milano)

La signora del campanello cambia ruolo e diventa relatrice: professoressa di ingegneria chimica al Politecnico è responsabile del “+LAB”, laboratorio di ricerca dei materiali per le tecnologie additive.

lab“Grazie a un inciampo di un finanziamento abbiamo iniziato a lavorare con macchine aperte. Le nostre macchine sono quindi inferiori rispetto a quelle industriali ma sono open in tutti i sensi e questo ci ha permesso di studiare e sperimentare maggiormente”.

Fanno esperimenti con filamenti con rinforzi naturali, grafene, rinforzi a fibra lunga  e hanno messo appunto una stampante Fdm con resine termoindurenti, funzionanti con estrusori autoprodotti e al cui interno fanno passare particelle o fibre (carbonio, kevlar, vetro ecc..), anche conduttive, coi quali riescono a costruire dei foto e termo reticolati.

“Le macchine a layer paralleli sono limitanti. Bisogna produrre macchine con più di tre assi.”, sostiene. “Per ora le tecnologie additive hanno questo grande merito, che si stanno sviluppando in un clima di Cooperazione e coompetizione. “ Continua la Prof, che ormai è diventata la mia eroina della stampa 3D, “Dobbiamo capire l’importanza che tutto questo ha per le nuove generazioni. Bisogna tornare al fare per rilanciare l’economia del pianeta.

E vedremo tra un paio d’anni chi ha avuto ragione.”

Vi aspettiamo Giovedì 14 aprile alle ore 11 a Milano, Via Tortona 20, per il Fuorisalone 2016

Astrati in trasferta – parte seconda

duss2016Siamo alla sala M di Inside 3d printing, città di Düsseldorf . Seduti sulle sedie nere sono presenti Enrico, io ed Andrea.

Scatti ripetuti di flash e sullo schermo compare la sigla IAMA, ovvero  “International Additive Manufacturing Award”: Il vincitore è Concept Laser per il suo sistema di monitoraggio Meltpool.

In due parole è un Monitoraggio continuo del processo produttivo di parti in metallo. I vantaggi sono il riconoscimento di deviazioni locali del processo e una possibile comparazione diretta con la geometria 3D.

Schermata 2016-03-07 a 14.19.59Concept Laser è stata citata più volte durante le varie conferenze che si sono susseguite nella sala M. La più famosa impresa è quella della staffa FCRC dell’airbus A350. Il disegnino di questa staffa perseguita tutti quelli che si interessano di stampa 3d ad applicazione industriale e, nello specifico, nei metalli.

Io non ho ben capito dove si situa questa staffa all’interno di un airbus, ma la sua forma è bellissima. Ha un che di biologico… sono riuscita anche a farmene regalare una in scala (stampato in plastica) allo stend di LZN – Laser Zentrum Nord, altra protagonista delle due giornate di Düssendorf e partner di Concept Laser per la creazione della staffa.

Il Prof. Emmelmanair (di LZN) così sintetizza:  “Con questa tecnologia si può volare!”  E Schermata 2016-03-07 a 14.20.19tutti là dentro giurano che è vero, “con un peso ridotto dell’80% rispetto alla staffa precedentemente costruita in fusione e con delle caratteristiche di resistenza allo sforzo migliori”. Fantascienza? Non più che un cellulare agli inizi degli anni ‘80.

Per poter creare queste forme complesse e performanti si utilizza l’ottimizzazione delle forme ovvero, dopo una simulazione ad elementi finiti, si toglie materiale là dove non è necessario, si viene così a creare una “struttura ad ossa di uccello”.

Concept Laser è una azienda veterana nella Fabbricazione Additiva del metallo, è nata ben 15 anni fa da Kerstin e Frank Herzog, marito e moglie. E questo mi solleva, sopratutto del fatto che Kerstin e Frank sembrano ancora felicemente sposati dopo aver costituito una società.

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Nuova pausa caffè: pasteggiamo con dolcetti al cioccolato mentre le signorine dellaKeyence , in vestito bianco con inserti neri e rossi, mostrano i giocattolini stampati con la Agilista, la nuova macchina a MJP (Multi Jet Printing, la Objet della Stratasys per intenderci). Le belle signorine bianco vestite non riescono a rispondere alle nostre domande (quanto è grande il piano di lavoro? a che velocità va la macchina?), sorridono. Mi viene il sospetto che se una casa produttrice di sensori, la Keyence, si mette a produrre stampanti 3d MJP forse sono scaduti i brevetti e la corsa per l’innovazione si fa ancora più vorticosa; l’Agislista stampa solo in color trasparente ma ha il supporto che si rimuove molto facilmente.

Nella sala M il general manager di Siemens, Ulli Klenk assieme al professor dottor ingegner Emmelmann (LZN) e al Dr Eric Klemp (Paderborn University) iniziano a darei numeri.

Il professor dottor ingegner Emmelmann sostiene che il picco della stampa 3d avverrà nel 2020- 2025, più 2025 che 2020, e il general manager di Siemens anticipa al 2018-2020, più 2018 che 2020.

La sala si stupisce. Ulli Klenk continua: “Dobbiamo uscire dal laboratorio ed entrare nella produzione industriale!”

Enrico si entusiasma, il 2018 è dietro l’angolo, ci siamo!

Passano ad un altro argomento: la difficoltà a certificare le polveri di metallo. Ecco uno dei paradossi della manifattura additiva: si possono creare leghe di metallo che non esistono per fusione ma non si riescono a certificare tutte le leghe già usate perché non conviene economicamente sobbarcarsi il costo della certificazione.

Nuova pausa, questa volta per il pranzo. Per il prossimo e ultimo post su Düss ho in serbo il product manager di BMW con i suoi progetti ibridi, il dottor Güngör Kara di Eos con le sue analisi e “Zum Uerige”, il miglior stinco della città. A giovedì prossimo.

Astrati in trasferta a Inside 3d printing. Parte 1

duss2016Martedì 24. Partiamo da Bergamo, via ryain air, per raggiungere Düsseldorf dove si tiene Inside 3d printing, evento internazionale sulla stampa 3d. Siamo Io, Enrico ed Andrea.

Atterriamo a Weeze e prendiamo un pulman. Arriviamo alle due del pomeriggio e ci rifugiamo in un ristorante Turco per sfamarci a simit e börek. Attorno a noi solo turchi e io mi bullo facendo l’ordinazione nel mio turco basico.

Prendiamo il tram verso la casa affittata su Airb&b da tale Franz che ci ha mandato via mail una sorta di caccia al tesoro per recuperare le chiavi. La casa è minuscola:  l’ingresso arredato con armadio, appendiabiti e mobiletto con micro-onde; l’acqua corrente è solo in bagno. Una grande finestra affacciata sul un giardino rende il tutto meno claustrofobico, la casa è calda e c’è internet.

La mattina dopo arriviamo a Messe, la zona fiera di Düsseldorf. Accoglienza con caffè, frutta e brezel.

Sala M: undici faretti  illuminano il pulpito bianco su cui vi è scritto a lettere cubitali 3D Printing. Le prime 4 file sono comodamente sistemate su lunghi tavoli bianchi. Dietro tutti gli altri. Dallo schermo informano dove saranno le altre esposizioni: Singapore, San Paolo, Sidney, New York. Due signori, entrambi vestiti di blu si alternano nella presentazione, uno è il Dr. Eric Klemp (cravatta viola) della DMRC Paderborn University,  l’altro è mister Jeff DeGrange (cravatta azzurra) di Impossible Object.

carbon3Parte un video: Did you kow? e la sala si riempie di musica battente. Did you kow? Le informazioni a nostra disposizione raddoppiano ogni anno e dobbiamo formare i nostri figli per lavori che non conosciamo ancora. Did you kow? è uscita la nuova tecnologia che abbatte i tempi di produzione degli oggetti creati in 3D: clip, Continous Liquid Interface Production, che riesce a creare un oggetto in pochi minuti, ovvero con dei tempi di produzione da 25 fino a 100 volte più veloce e con delle performance migliori in termini meccanici di quelle per ora utilizzate dalle altre tecnologie che stampano in 3d.

La creazione di nuove stampanti 3d multiasse può ampliare ulteriormente la possibilità di produrre additivo e portare a compimento la Rivoluzione industriale 4.0.

Partono altri video, in uno una sottospecie di renna prodotta da Boston Dynamics cammina in un ufficio, in un parcheggio, in un bosco, i suoi movimenti sono spettacolari e inquietanti e tutto questo è possibile anche grazie alla tecnologia additiva che permette di stampare i componenti più leggeri e anche con i circuiti già integrati.

M_O_from_Wall_e_by_hackIl secondo video mi fa vedere come vengono costruite le basi lunari, ovvero con una stampante che ricorda il pulitore ossessivo di Wall-e e che costruisce una struttura a nido d’ape in cemento attorno alla casetta auto-gonfiante, in modo da proteggerla dai meteoriti e dalle eccessive radiazioni date dall’assenza di atmosfera.

A un certo punto 7 persone si accovacciano ai piedi del relatore (Dottor Eric Klemp in cravatta viola su camicia a righe viola): hanno tutte una macchina fotografica in mano. Noi non lo vediamo più ma lui viene abbagliato dai flesh. Presentazione dei vincitori del “International Additive Manufacturing Award IAMA: GMHB, DMG MORI e Concept laser. Ai prossimi post il perché della loro premiazione.

Intanto primo momento di panico: Enrico non trova più i biglietti. Dopo aver preso i pass, dava per scontato che non servissero più. Corre al guardaroba. Trovati! Anzi ne trova uno in più… Ci premiamo con un bel caffè alla tedesca.

 

 

Technimold.La casa delle stampanti 3d.

   Via Romairone 42/e rosso, posteggiamo la macchina davanti a una porta enorme, da quella porta escono le stampanti e i materiali di una delle leader mondiali della stampa 3d e, come brand, indubbiamente la più affascinante: Stratasys, la Apple della tecnologia additiva.

Technimold è l’importatore italiano di questi gioielli.

Lavoriamo in tutta Italia, anche se a Genova si fatica ancora un po’.

Alessio Caldano, amministratore e responsabile commerciale di Technimold, ci offre un caffé in una delle stanze che, come isole riscaldate, si trovano nel grande capannone.

In parte è colpa – o merito- suo se Astrati è nata. Fin dalle prime volte che Enrico è andato a parlargli l’ha incoraggiato e affascinato con tutti i “gioielli” stampati in 3d che adornano le vetrinette dei corridoi di Technimold.

Vi sono ingranaggi direttamente stampati già assemblati e funzionanti, magari di quel colore marrone chiaro che contraddistingue i prodotti fabbricati in ultem (plastica molto resistente, tanto da poter essere assimilata ad alcuni metalli), prove tecniche di design di rubinetti, volanti di automobili, maschere….

La Mojo, la piccola delle stampanti Stratasys, è appoggiata su un tavolinetto accanto alle tre sorelle più grandi: le Dimension. Dopo vi sono i fratelli maggiori di questa ricca famiglia, i Fortus, di cui il 450 mc è colui che estrude (ovvero fabbrica con ) l’ultem, quella plastica portentosa di cui scrivevo poco fa.

Vi sono delle officine che ormai stanno diventando tutte color ultem, prima erano color metallo ma stampando risparmiano tempo e denaro. C’è un’officina che deve provare i tubi che produce se sono conformi: per ogni tubo che costruisce deve fabbricare un apposito prova-tubi, fatto in stampa 3D basta cambiare le misure e lo stampi, costruirlo a mano ricominci sempre da capo. I fratelli Fortus sono grandi come dei frighi, all’interno un piano zigrinato accoglie il filamento che viene estruso e il supporto che lo aiuta nella costruzione delle geometrie. I supporti sono solubili e una volta sciolti creano gli spazi vuoti.

Adriano Biancato, tecnico specializzato e responsabile informatico, è dentro un’isola calda che ospita la Objet, la signorina della Stratasys, la cugina carina, quella che è sempre ben vestita e risponde a modo.

Le objet devono essere un po’ più curate, non che siano delicate ma hanno le loro esigenze. Basta metterle in una stanza adatta a loro il che vuol dire riscaldata e arieggiata, niente di più. Ogni volta che si usa bisogna pulirla e il programma del computer ti dice quando devi effettuare i controlli della macchina, si pulisce facilmente con un raschietto e un panno umido.

Apre il coperchio a vetro della objet (che si presenta come un tavolinetto da salotto) e fa mostra dei regali che ci ha stampato: sono in plastica trasparente ma ancora coperti dal materiale opaco di supporto.

Adriano stacca la riproduzione della facciata della cattedrale di Sidney e un ponte (ispirato al ponte di Calatrava). Prende il raschietto e gentilmente li stacca e li posa in un cestino di plastica. In 2 minuti compie la pulizia della macchina. Abbandoniamo la stanza riscaldata della signorina objet e ci dirigiamo all’idropulitrice che scioglie il supporto. Adriano, aiutato da uno spazzolino, pulisce ponte e facciata. 

 Caldano ci fa salire nel suo ufficio dove ci mostra un oggetto indefinito:

Cos’è?

Carbonio; il materiale di supporto delle fdm (le 3 sorelle) può essere utilizzato anche per creare degli stampi per la fibra di carbonio, o meglio dei core solubili da rivestire in fibra di carbonio, poi si scioglie e il carbonio rimane in forma.

Un mini-me di Paul McCartney canta sopra la sua scrivania.

La stampa 3d spiegata a mia nonna.

gatto b_nMia nonna è seduta sul divano in pelle della sala. Legge “TV Sorrisi e Canzoni” e controlla che quelli della televisione rispettino le programmazioni. Dal mega schermo piatto Riva di Sentieri è stata clonata.

  • Ma cosa è che fai di lavoro adesso?

Mi chiede inaspettatamente la nonna, la gatta salta dietro il divano mentre mia figlia la rincorre. La gatta è ben nascosta e mia figlia infila il braccio tra la carta da parati e lo schienale in pelle, cercando di stanarla.

  • Progettazione per la stampa 3d, nonna.
  • Stampa? E cosa stampi?
  • Qualunque cosa nonna, adesso stiamo progettando un prototipo per un chirurgo.

Mi alzo e cerco di distrarre la bimba con una pallina gialla, la gatta di mia nonna è piuttosto selvatica.

  • Ma stampi i disegni?
  • No, nonna, stampo proprio lo strumento che deve usare il chirurgo.
  • Ah, brava, brava.

La nonna mi sorride e riprende a leggere. Non ha capito.

  • Invece di stampare il disegno dalla stampante 3d esce un oggetto fatto e finito.

La nonna mi guarda con un sorriso vuoto.

  • Come se fosse scolpito.

Aggiungo.

  • Hanno inventato una stampante che scolpisce?
  • Hai bisogno di un mestolo nuovo? Io te lo progetto ( cioè Enrico e Andrea te lo progettano) e poi dalla stampante ti esce fuori il mestolo.
  • Il disegno?
  • No, no, proprio il mestolo per servire la minestra.
  • Di carta?
  • No, del materiale che vuoi: plastica, alluminio, nylon, gomma, resina.

La gatta è uscita da dietro il divano e si va a sedere in braccio alla nonna mentre la piccola Gilda si distrae ballando sulla pubblicità del formaggino Mio.

  • E ti sei comprata questa stampante qua?
  • No, nonna, non è che mi sono comprata questa stampante qua. Anche perché non è che con una stampante stampi tutte questi materiali e con la stessa precisione, per ogni materiale c’è bisogno di una stampante apposta è come… è come…

Questo concetto è abbastanza difficile spiegarlo normalmente, parlare della differenza di tecnologia tra una stampante auto-costruita in fdm che estrude filamenti di plastica e una macchina che cura attraverso degli elettroni in ambiente controllato delle polveri atomizzate di titanio è intuitiva, ma la gente solitamente spegne il cervello prima di aver finito di dire la parola tecnologia…  figurarsi una novantacinquenne.

  • Come voler cucinare la pasta nella padella.
  • Come nonna?
  • Quando ero in America la sorella della moglie di Jimmy voleva cuocere gli spaghetti in un padellino grande così, non ci cuocevi neanche due uova in un padellino così piccolo.

La nonna ha tutta la sua famiglia in California, a Monterrey. Migranti di inizio novecento.pentola

  • Io glielo dicevo: per cuocere la pasta ci vuole la pentola alta, per fare il sugo il tegame, per friggere la padella, ma lei niente: cuoceva tutto nel padellino per i “pampu kakies”.
  • Uguale nonna! Possiamo stampare tanti oggetti diversi e in materiali diversi utilizzando macchine diverse: alcune cuociono con un laser delle polveri, altre invece fanno scivolare della pasta morbida che si solidifica raffreddandosi…
  • Ma io non ho bisogno di un mestolo, ma di un coperchio.
  • E ti faccio un coperchio allora, di quali dimensioni?
  • Anche in ferro?
  • Sì, nonna. In alluminio, acciaio se vuoi. Esistono delle plastiche e delle resine che possono essere utilizzate al posto del metallo ed hanno la stessa resa, ma molto spesso la gente non ci crede.
  • Eh, come la zia Ciccina.
  • La zia Ciccina?

La zia Ciccina era la zia della nonna, marsalese.

  • Quando mia mamma è tornata in Italia con un catino di plastica per il bucato… da noi ancora non se ne vedevano in giro, roba americana… la zia Ciccina si è rifiutata di usarlo per anni. Diceva che si sarebbe rotto se ci si metteva dentro il bucato, che il catino di legno era meglio ma sai quanto pesava? Ci si spezzava la schiena a sollevarlo vuoto.

Gilda fa cucù alla gatta che affonda le sue unghie sulle ginocchia della nonna che le tira un pattone: la gatta vola contro il divano in pelle beige. La stanza si riempie della sigla di Sentieri.

Ricostruire il futuro strato su strato.

Questo spazio è rivolto  alle persone che si dedicano alla diffusione della stampa 3d e a quelle che sentono il bisogno di avvicinarvisi.

Ogni settimana verrà raccontata una storia di chi già lavora nel campo, con  le scoperte fatte e le difficoltà incontrate.

Perché? Che bisogno c’è di parlare di stampa 3d? Ne parlano tutti, non si parla d’altro… Tutti sappiamo che in Giappone è stata stampata una vagina e la sua autrice è stata arrestata, sappiamo che la Barilla vuole stampare la pasta e che astronauti e militari la stanno studiando per imbarcarla nelle loro navicelle… e  spesso ci troviamo  a pensare: “ va beh e a me cosa me ne importa,  tanto è una cosa che va nella stazione orbitale, cose da ingegneri, cose da nerd; oppure sono cose da ragazzini, per fare le cover dei cellulari… plastichette.”.  Tutto questo parlare non fa che aumentare il rumore di fondo della rete e ci toglie la possibilità di capire quanto e come questa tecnologia può aiutarci nel nostro lavoro e nella nostra vita; come possa aiutare la piccola e media impresa italiana, il nostro made in Italy.

L’Italia, vista da fuori i confini nazionali è un posto ricco di tradizione, di sapere anche manuale, di saper fare. Un bagaglio che spesso noi diamo per scontato. Vista dall’interno è un paese che può risultare fermo, vecchio, incancrenito e rallentato e le tecnologie additive possono dargli quella spinta che oggi gli manca.

Il motivo perché io ho deciso di fondare Astrati insieme ai miei colleghi  e dedicarmi alle tecnologie additive è che viviamo in una realtà, Italia del 2016, priva di futuro: nel mondo del lavoro, della politica e sopratutto delle politiche del lavoro. La nostra generazione viene considerata giovane, quando giovane non è più e questa definizione  inizia a suonare minacciosa. Abbiamo acquisito competenze, istruzione superiore e abbiamo bisogno di un futuro dove investire. Le tecnologie additive ci danno l’opportunità di costruire un futuro, strato su strato, differente da quello che ci era stato prospettato.

Astrati  vuole facilitare le imprese ad impossessarsi di queste tecnologie e aiutarle a competere sul  mercato internazionale: le multinazionali, i centri di ricerca medica o aerospaziale, così come le grandi società automobilistiche, hanno i loro poli di innovazione che si occupano delle possibili applicazioni della stampa 3D; anche la Cina ha stanziato un consistente investimento per la ricerca nelle tecnologie additive in modo da approfittare dei  vantaggi che essa offre.

Vorrei partire  dalla nostra città: Genova. Noi genovesi siamo famosi per il nostro mugugno, per la chiusura e la diffidenza verso gli altri e le novità ma siamo  anche imprenditori, naviganti, commercianti, inventori e scopritori che hanno fatto la storia. La domanda è : come è approdata la stampa 3d nella nostra città? Chi la utilizza già e chi la vorrebbe utilizzare? Lo scopriremo nei prossimi post.