Appuntamento additivo: La stampa 3D al servizio dell’oreficeria.

www.saragismondi.itPrima ancora di far nascere Astrati (parliamo del 2015)  io ed Enrico ci siamo messi a perseguitare il papà di un nostro amico, orafo di Valenza.

  • Lo sa che si possono stampare in 3D le cere per la gioielleria?

Gli dico un pomeriggio, seduti sotto il portico della Bellona, la loro residenza estiva.

  • Un tempo io facevo tutto a mano: i modelli di prova, le cere su cui facevo i calchi, eccetera. Poi un giorno un mio collega mi presenta un ragazzo che disegna sul computer, io mi metto lì con lui e gli spiego cosa voglio. Dopo un po’ mi porta un anello viola in plastica. Io lo faccio provare al cliente e se al cliente va bene il ragazzo mi stampa la cera.
  • Fa la stampa in 3D della cera!
  • Non so cosa faccia ma a me va bene quello che fa.

E così ho ricevuto il primo insegnamento sulla stampa 3D: alla maggior parte dei professionisti non interessa come lo fai, ma se quello che fai funziona.

Quando abbiamo aperto (febbraio 2016) ho contattato qualche orafo genovese per sapere se era interessato al servizio ma la risposta è stata univoca:

  • No, non mi interessa. Io faccio tutto a mano.

All’inizio di quest’anno (2017) veniamo contattati dal nostro primo cliente orafo: ha bisogno di un atleta sugli anelli. Modellazione di figura umana (scultura digitale) e stampa in resina che resiste alle basse temperature per fare il positivo per gli stampi in silicone. (qui trovate il post)

Presa di entusiasmo inizio a chiamare altri orafi presenti sul territorio: molti utilizzano già il servizio a Valenza.

Le problematiche che ho raccolto sul servirsi a Valenza sono:

  • costi aggiuntivi (bisogna spedirli a Valenza);
  • tempi allungati (bisogna aggiungere ai tempi di progettazione e stampa quelli di trasporto);
  • difficoltà di comunicazione (solitamente chi fa stampa 3D viene dall’ambito ingegneristico);
  • Definizione variabile (mi hanno fatto vedere alcuni pezzi con i layer molto in evidenza, in realtà penso che in molti casi possa essere annoverato anch’esso un problema di comunicazione).

La comodità è che volendo mandi il disegno o il pezzo da riprodurre e da Valenza ti forniscono il servizio completo.

Fino a poco fa a noi di Astrati ci mancava il servizio di fusione delle leghe metalliche direttamente a Genova  ma oggi abbiamo anche questo servizio (ne parliamo qua).

Quindi Astrati ad oggi cosa offre?

  • Modellazione 3D;
  • scultura digitale;
  • rendering e modelli 3D per siti web;
  • scansioni tridimendionali con variazioni di scala del modello;
  • Creazione di cere perse (resine calcinabili) ad alta definizione;
  • Creazione di positivi o prototipi ad alta definizione in resina che resiste alla bassa temperatura;
  • Creazione di positivi in resina ad alta definizione che resiste all’alta temperatura;
  • Fusione in leghe metalliche come argento e oro.

piedino per saragismondi.itOltre alle solite progettazioni la modellazione e la stampa 3D del sacrificale è adatta per la creazione di basso o alto rilievi da fotografie o da disegni, oltre al servizio di scansione 3D.

Tutto questo direttamente in Liguria e per di più con il vantaggio del fatto che, avendo esperienza sia in ambito industriale che artistico, possiamo fornire un servizio unico di alta tecnologia e grande professionalità.

Astrati srl collabora attivamente con la Soprintendenza della Liguria per il restauro non invasivo di opere d’arte.

Se siete interessati ai nostri servizi di stampa 3D per gli orafi mercoledì 20 settembre faremo una presentazione aperta a tutti e gratuita previa iscrizione attraverso il nostro sito (clicca qui per prenotarti).

Le foto qui riportate appartengono al progetto di Gismondi Atelier.

Bimu- stampare il metallo- i software

img_1306Come avevo promesso nell’ultimo post vi finisco di raccontare la conferenza organizzata da Aita, associazione italiana tecnologie additive il 6 ottobre a Milano durante il B.I.M.U., fiera internazionale della macchina utensile. Nella seconda e ultima parte della conferenza si è parlato di software.

La prima cosa che mi salta all’occhio è che non c’è Autodesk.

La mia è una deformazione professionale visto che rivendiamo Autodesk e che questa software house, conosciuta nel mondo come madre di AutoCAD, sta investendo molto nel concetto di Internet of things e nell’uso, diffusione e integrazione di  stampanti 3D e programmi di modellazione, come Fusion 360, Recap, per dirne due.

Ma bisogna anche dire che il programma di alta alta fascia, Within, non è ancora in vendita nel mercato europeo.

Torniamo nell’aula sagittario di quel 6 ottobre a Milano. L’ingegner Anacondia dell’Aita è un padrone di casa sorridente e premuroso, presenta i suoi ospiti segnando il tempo così da poter dare un giusto spazio a tutti.

La sala mi sembra piena, il pubblico è composto quasi integralmente da maschi bianchi con istruzione superiore. 

img_1325L’ingegner Bergamaschi della Siemens enuncia quale è l’attuale obiettivo delle tecnologie additive: la produzione di componenti reali e non prototipi. L’obiettivo è quello di integrare in maniera sempre più stretta i software con le macchine e di renderli sempre più dedicati alla produzione additiva. E non a caso uso il termine produzione. Parliamo quindi di design (cad), analisi (cae), manifattura (sia cam che hm, manifattura ibrida) e successivamente di pianificazione (plm) e di process management (mpm). Inoltre stanno creando dei partner di programma per la verifica e la simulazione di tutte la parti di processo, attualmente il partner di Siemens è MG Mori.

Il secondo intervento è di Giulio Turinetti di Altair.

Loro hanno realizzato uno dei software top di gamma per l’ottimizzazione topologica.

Attraverso vari tipi di programmi come OptiStruct si possono progettare forme imprevedibili e decidere se rispondono ai requisiti che le rendono for additive, ovvero P.A.O.L.A. (Piccole serie, Accorciare i tempi di produzione, parti Obsolete, Lavorazioni spinte, Assemblaggio).

Si tende a pensare alla Stampa 3D come avulsa dalle restanti metodologie di produzione, mentre è proprio nella relazione, nel mix, nell’ibrido che si hanno img_1329i risultati migliori. Oppure no e a volte la fusione o la fresa rimangono la soluzione migliore. Inspire è invece un programma che da “ispirazione” per la creazione di forme ottimizzate. Nurbify Technology è in grado di convertire una mesh poligonale (realizzata ad esempio con Inspire) in una superficie organica solida.


L’ultimo intervento è stato dell’Inail, in quanto tutta la legislazione è ancora da inventare ma siccome è un mercato in crescita, i vari enti iniziano a muoversi e questo è sicuramente un bene.

Stampare il metallo- Bimu 2016

img_13736 Ottobre 2016. Milano. 30 esima edizione del Bimu, fiera della macchina utensile.

Astrati era presente al completo, io mi sono concentrata sulla conferenza dell’AITA, Associazione Italiana Tecnologie Additive, di cui sono una grande fan.

Nonostante il titolo fosse generico, “Investire nell’additivo. I player del manifatturiero si raccontano”, si è parlato di un solo tipo di materiale: il metallo.

Dopo il grande entusiasmo per la stampa in plastica (e molto c’è ancora da fare e si sta facendo), il metallo è la nuova frontiera. A livello comunicativo ha il pregio di tagliare fuori i consumer e spostare subito l’attenzione sulla produzione industriale, non perché i consumer mi stiano antipatici, anzi, ma perché i costi sono più elevati e poi perché le conoscenze tecniche per poterle utilizzare aumentano, o più correttamente detto, vengono comprese maggiormente.

img_1343Il primo intervento è stato tenuto dal Politecnico di Milano che, assieme ad AITA, stanno mappando l’industria additiva italiana. Essi dividono gli attori di questa alternativa manifatturiera in:

  • progettazione,
  • produzione,
  • macchinari.

Senza uno di questi attori non vi può essere manifattura additiva.

Sempre si è parlato di “Design for additive” o “Designer for additive” ma mai come oggi questo segmento diventa importante. Per la produzione in plastica la cosa era meno evidente (anche se non meno importante) perché il solo abbattimento del costo degli stampi lo rendeva già così competitivo, mentre per il metallo la competizione si sposta proprio sull’utilizzo intelligente delle geometrie.

Naturalmente chi è più strutturato e parla con voce più forte sono sempre i produttori di macchine e a Milano ve ne erano diversi, il primo a parlare è stato Richard Kellett della

DMG Mori.

La DMG MORI fa macchine ibride, vuol dire che contemporaneamente aggiungono materiale, lo sinterizzano e lo rifiniscono con una fresa. La particolarità dell’utilizzo di queste macchine è che si possono usare due materiali insieme, fare rivestimenti e andare a lavorare direttamente su pezzi già esistenti.

Mr. Kellet ha introdotto il grande argomento della giornata: il monitoraggio e il

controllo del processo produttivo.

Essendo le normative ancora acerbe visto la velocità delle tecnologie, sono proprio le stesse case produttrici di macchine che stanno correndo per trovare dei modi per monitorare e certificare che le tolleranze di produzione  siano le stesse che si hanno nei pezzi da fusione.

La cosa entusiasmante è che questi monitoraggi sono e saranno sempre più precisi e affidabili, arrivando a dei livelli impensabili per dei processi da fonderia tradizionale.

img_1370Vito Chinellato di EOS ha fatto un intervento intitolato Condizioni operative per la ripetibilità dei risultati metallurgici. Sul discorso del monitoraggio del sistema di processo Chinellato ha fatto un’affermazione ancora più interessante: “Prevediamo di abbattere i costi di controllo di qualità”: durante il processo vi sarà un tracking costante che monitora dove si vanno a posizionare i condensati (le scintille del laser che sinterizza il metallo, in parole molto povere). Per gestire questi condensati vi è installato sulle macchine EOS un flusso di lavaggio armonico senza turbolenze. Il monitoraggio va a vedere dove si posizionano i condensati e quando questi creano dei possibili problemi al pezzo stampato. Si crea quindi un database difettologico attraverso il quale il cliente decide se il pezzo è accettabile o meno.

“La manifattura additiva dei metalli non entra in concorrenza con la macchina utensile ma con la fonderia. “ Anzi la macchina utensile ne è un’alleata fondamentale.

img_1374Antonio Faccio della GF Machining Solutions Management e Paolo Capelli della R.F. Celada hanno fatto un intervento sull’ Integrazione della tecnologia additiva nel processo di costruzione di stampi per la produzione di materie plastiche. In questo caso vi sono due grandi vantaggi:

  • la creazione di sistemi di raffreddamento per gli stampi più performanti con una riduzione di tempo di raffreddamento del 30 – 40 %.
  • la riduzione del numero di componenti da dover assemblare e costruire per ogni singolo stampo aumentando le ore di lavoro non presidiato. Questo porta a una riduzione del tempo di consegna per ogni singolo stampo.

Ridix, presente con Alessandro Pieroni, si è spinta oltre presentando la sua factory, ovvero le nuove macchine modulari per la famosa Industria 4.0.

Gli ultimi due interventi erano incentrati sui software, la progettazione e l’integrazione tra macchine e software.

Ve ne parlerò in maniera più approfondita settimana prossima.

 

Fuorisalone 2016- Cosa ci facciamo qui?

IMG_0278Sala vuota, una foglia di nasturzio in bocca con una riduzione di umeboshi, led ruotanti e circolari, bambù e una fila di ragazzi sorridenti (ma non troppo) che mi offrono una tazzina di brodo di pesce con dentro una gelatina al mandarino.

Questo è lo stand della Lexus per il Fuorisalone di quest’anno. Spazi vuoti, immensi e la macchina che producono non c’è, è sublimata in un reticolo di corde che entrano in tensione a momenti alterni.

Cosa ci facciamo qui?

Per oggi la nostra sede è Via Tortona 20, ospitati dal progetto METHESIS. Davide Sher, il padrone di casa, ci presenta a Enrico Dall’Igna- marketing additive manufacturing- della SISMA, la macchina che ha imbandito la tavola di Methesis: tazzine, cucchiai, forchette, porta-stuzzicadenti, porta-candele, porta-tovaglioli, tutti stampati in bronzo con la jewellery machines laser system. Accanto alla tavola la macchina che sinterizza i metalli, sopra uno schermo mostra i video che abbiamo prodotto noi: spiegazione di come si progetta la C-UP (la tazzina da caffè progettata da Enrico per l’evento) e altro in FUSION 360.IMG_0267

Ecco cosa ci facciamo qui: noi siamo ONE TEAM POINT, appoggio per la Liguria di One Team, partner platino di Autodesk. Cosa vuol dire? Vuol dire che One Team è una realtà grande e consolidata sul tutto il territorio nazionale di rivendita, formazione e assistenza di software della famiglia Autodesk e noi li aiutiamo per quel che riguarda il territorio Ligure e per la produzione in tecnologia additiva.

  • Fusion 360 è un software che lavora in cloud e permette la condivisione dello stesso progetto fra più utenti.

Architetti e designer entrano ed escono dalla nostra porta, la stampa in plastica ormai è conosciuta da tutti nel settore ma quella in metallo suscita ancora curiosità e interesse.

  • Fusion 360 è un software parametrico per la progettazione meccanica, permette di fare rendering, messe in tavola e Fem ad un prezzo concorrenziale.

IMG_7384Stefania Minnella della Sigma sfoggia un bellissimo anello in bronzo ed Enrico Dall’Igna un bracciale in argento; quando lo scopro (oltre a suscitarmi molta invidia) non perdo occasione di farglielo mostrare a destra e a manca.

Arrivano due ragazze:

  • Press-kit?

Ci guardiamo.

Davide ci corre in aiuto fornendo un comunicato stampa e le ragazze lo ricambiano con questa piccola intervista on-line.

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Il Fuorisalone del mobile e la stampa 3D

In ufficio girano tazzine, -Quanto misura?- Prendi il calibro!- Io tiro fuori libri di design storico: dalla Grecia antica alla Bella Epoque. Enrico e Andrea iniziano a tirare linee su Fusion. Le nostre vicine ed amiche architette commentano a voce alta: -Bella… forse la farei più corta… non ricorda…

stampa3dsherFacciamo un salto in dietro, davanti alla sala M di Düsseldorf. Vedo un ragazzo con l’orecchino che scrive su un portatile, appollaiato su uno dei tavolini verde pisello che spuntano come funghi psichedelici nella zona caffè. Lo conosco, penso, ma come è possibile? Ci passo davanti un paio di volte con fare disinvolto e disinteressato: ecco chi è! Davide Sher, l’autore di “Stampa 3D, tutto quello che c’è da sapere sull’unica rivoluzione possibile”, il primo libro che ho letto sull’argomento. Mi collego a internet e digito il suo nome, mi compare una sua foto di Facebook mentre balla a una festa. Indubbiamente è lui. Mi giro e se ne è andato.

Circa un paio di anni fa Enrico andava in giro per fiere, conferenze e case produttrici sia di macchine che di manufatti stampati in 3D e tornava entusiasta facendoci vedere, a me, agli amici, a chiunque gli passasse sotto mano, video di roba che usciva dalla polvere, laser che sinterizzavano metalli e altre amenità simili. All’uscita di questo libro mi sono fiondata ad ordinarlo su Amazon e l’ho inghiottito. Più leggevo e più davo ragione ad Enrico e mi univo a lui negli elmi che sorbivano amici e parenti.

Si parla di costituire una società che si occupi di diffusione, promozione e progettazione per la stampa 3D. Io, anche grazie a questo libro, inizio a stilare elenchi di tecnologie, software, scanner. Enrico lo fa con la sua, ben più grande, esperienza nel settore. Iniziamo a confrontarli.

Per iniziare che software utilizziamo?  Serve un parametrico con cui si possa lavorare in condivisione, visto che sia Andrea che Enrico lavorano assieme a tutti i progetti; da una delle mie liste esce fuori Fusion 360. Si inizia ad usarlo e funziona bene, costa poco. Dopo qualche settimana diventiamo partner di One Team, Autodesk Platinum Partner.

Dopo qualche ora, mentre giriamo nella fiera a parlare con i service tedeschi e a confrontarci su micron e layer, rincontro Davide Sher. Mi presento. -Ciao, ti ho visto a Emo di quest’anno a Milano alla conferenza indetta dall’Aita. Ho letto il tuo libro. –

Si inizia a chiacchierare su quel che si fa. Scopre che usiamo Fusion 360.

logo fuori salone-Grandi! Al Fuorisalone di quest’anno stiamo organizzando un evento con Autodesk e Sisma mysint 100: Methesis. 10 design costruiranno oggetti per la tavola utilizzando Fusion 360 che verranno stampati in acciaio o bronzo durante la settimana del Salone del mobile.

Schermata 2016-04-04 alle 06.33.03Si inizia a parlarne e Davide è così gentile da seguirci e curiosare in quello che facciamo. Nelle settimane seguenti ci inserisce nel suo nuovo progetto 3dprintingbusiness.directory e ci invita a parlare della nostra esperienza di utilizzatori di Fusion 360 al Fuorisalone. Giovedì 14 aprile alle ore 11 in un “design spotlight”, insieme a One Team, parleremo di quello che facciamo e come; location: Milano, Via Tortona 20.

Enrico e Andrea intanto hanno finito la tazzina sbrodolina, come la chiamano, la C-UP, come meglio l’ha definita Davide: una tazzina da caffè che lievita dentro una struttura in metallo che isola il caldo dal freddo.

La settimana prossima invece saremo a Carrara, alla conferenza promossa da Compotec e AITA: “Stampa 3D e tecnologie additive per l’industria dei compositi”.

Astrati al MECSPE di Parma

Schermata 2016-03-25 a 12.22.26Il 17 di marzo Enrico è andato a Parma al Mecspe, partito di presta mattina è andato come rappresentante di Astrati per vedere e farsi vedere, così come succede sempre in questi eventi.

MECSPE (alias Eurostampi), è una fiera annuale che si tiene a Parma dedicata al settore manufatturiero.

La fiera rappresenta un dei più importanti eventi italiani per vari segmenti della manifattura tra cui, da qualche anno, fa da co-protagonista l’Additive Manufacturing.

Secondo Enrico, per la parte riguardante questa tecnologia, l’esposizione presentava molte analogie con altre fiere già viste ultimamente (METAV- Inside 3D printing di Düsseldorf 2016, BIMU Milano 2015).

Questo è il segno che è un settore ancora di nicchia ma che si sta inserendo in processi produttivi assodati. Di fatto, ritiene che la stampa 3D probabilmente potrà esprimere il suo massimo potenziale in applicazioni ibride.

Non a caso, parlando di applicazioni ibride vi era anche Siemens che presentava  un nuovo processo di riparazione delle turbine a gas grazie alle tecnologie additive e a EOS, la leader delle case produttrici di macchine 3D per il metallo. La tradizionale riparazione del bruciatore delle turbine a gas consisteva nella sostituzione completa della parte con una nuova prefabbricata. Utilizzando le tecnologie additive Siemens può ora produrre e sostituire solamente le parti danneggiate riducendo sensibilmente i costi di produzione e i tempi di fermo macchina. Inoltre le parti non funzionanti delle vecchie turbine possono essere sostituite con parti tecnologicamente avanzate, riadattate per essere montate sui modelli precedenti.

“Questa tecnologia ci ha permesso di riparare le nostre turbine in meno tempo e con costi ridotti. Allo stesso tempo abbiamo aumentato la funzionalità e le performance dei nostri prodotti” (Dr. Vladimir Navrotsky, Head of Technology and Innovation at Siemens Group).

Era presente la Selltek, rivenditore 3D Systems. La 3D Systems è la mamma della tecnologia additiva e forse anche la padrona, visto la quantità di macchine e tecnologie che riesce a produrre, rivolti sia ai consumer che alle aziende. Nelle teche trasparenti vengono esposti parti di automobili, moto, sci : un volante di una Maserati, il serbatoio di una moto, attacchi ottimizzati per sci tecnologici. Il serbatoio, nonché le sedie presenti nello stand, sono stati creati con la 3DP, la nuova stampante in plastica della casa 3D platform, la stampante FDM che stampa grandi dimensioni (fino a un metro).

Enrico ha sempre parlato male dei “mini-me”, le statuine fatte su una scansione della persona, ma chi disprezza compra, e così allo stand di Selltek si è fatto “scansionare”…

Parlando di mini-me non si può non citare lo stand della Höganäs, una casa svedese che produce una macchina che stampa parti in metallo di piccole dimensioni ma estremamente precise. Nella sua vetrina troneggiava un piccolo omino stampato, anche se nella  in realtà questa casa produce oggetti dall’aereospaziale al medicale.

La tecnologia si chiama Digital Metal® e per ora stampa solo in acciaio ma presto usciranno altri materiali come il titanio, l’argento e il rame.

Schermata 2016-03-25 a 11.53.44In ultimo un accenno a una delle conferenze che erano in programma a latere della fiera: una di queste era tenuta da Annalisa Nicola, fondatrice di XYZBag, una startup fondata nel 2015, che produce un’ampia gamma di borse personalizzate attraverso la sinterizzazione laser: “Le potenzialità offerte dalla tecnologia additiva permettono di rivisitare completamente l’idea di artigianalità, sostituendo il concetto di “lavorazione a mano” con un codice digitale.” Un buon esempio di nuovo artigianato digitale.

Astrati in trasferta – parte seconda

duss2016Siamo alla sala M di Inside 3d printing, città di Düsseldorf . Seduti sulle sedie nere sono presenti Enrico, io ed Andrea.

Scatti ripetuti di flash e sullo schermo compare la sigla IAMA, ovvero  “International Additive Manufacturing Award”: Il vincitore è Concept Laser per il suo sistema di monitoraggio Meltpool.

In due parole è un Monitoraggio continuo del processo produttivo di parti in metallo. I vantaggi sono il riconoscimento di deviazioni locali del processo e una possibile comparazione diretta con la geometria 3D.

Schermata 2016-03-07 a 14.19.59Concept Laser è stata citata più volte durante le varie conferenze che si sono susseguite nella sala M. La più famosa impresa è quella della staffa FCRC dell’airbus A350. Il disegnino di questa staffa perseguita tutti quelli che si interessano di stampa 3d ad applicazione industriale e, nello specifico, nei metalli.

Io non ho ben capito dove si situa questa staffa all’interno di un airbus, ma la sua forma è bellissima. Ha un che di biologico… sono riuscita anche a farmene regalare una in scala (stampato in plastica) allo stend di LZN – Laser Zentrum Nord, altra protagonista delle due giornate di Düssendorf e partner di Concept Laser per la creazione della staffa.

Il Prof. Emmelmanair (di LZN) così sintetizza:  “Con questa tecnologia si può volare!”  E Schermata 2016-03-07 a 14.20.19tutti là dentro giurano che è vero, “con un peso ridotto dell’80% rispetto alla staffa precedentemente costruita in fusione e con delle caratteristiche di resistenza allo sforzo migliori”. Fantascienza? Non più che un cellulare agli inizi degli anni ‘80.

Per poter creare queste forme complesse e performanti si utilizza l’ottimizzazione delle forme ovvero, dopo una simulazione ad elementi finiti, si toglie materiale là dove non è necessario, si viene così a creare una “struttura ad ossa di uccello”.

Concept Laser è una azienda veterana nella Fabbricazione Additiva del metallo, è nata ben 15 anni fa da Kerstin e Frank Herzog, marito e moglie. E questo mi solleva, sopratutto del fatto che Kerstin e Frank sembrano ancora felicemente sposati dopo aver costituito una società.

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Nuova pausa caffè: pasteggiamo con dolcetti al cioccolato mentre le signorine dellaKeyence , in vestito bianco con inserti neri e rossi, mostrano i giocattolini stampati con la Agilista, la nuova macchina a MJP (Multi Jet Printing, la Objet della Stratasys per intenderci). Le belle signorine bianco vestite non riescono a rispondere alle nostre domande (quanto è grande il piano di lavoro? a che velocità va la macchina?), sorridono. Mi viene il sospetto che se una casa produttrice di sensori, la Keyence, si mette a produrre stampanti 3d MJP forse sono scaduti i brevetti e la corsa per l’innovazione si fa ancora più vorticosa; l’Agislista stampa solo in color trasparente ma ha il supporto che si rimuove molto facilmente.

Nella sala M il general manager di Siemens, Ulli Klenk assieme al professor dottor ingegner Emmelmann (LZN) e al Dr Eric Klemp (Paderborn University) iniziano a darei numeri.

Il professor dottor ingegner Emmelmann sostiene che il picco della stampa 3d avverrà nel 2020- 2025, più 2025 che 2020, e il general manager di Siemens anticipa al 2018-2020, più 2018 che 2020.

La sala si stupisce. Ulli Klenk continua: “Dobbiamo uscire dal laboratorio ed entrare nella produzione industriale!”

Enrico si entusiasma, il 2018 è dietro l’angolo, ci siamo!

Passano ad un altro argomento: la difficoltà a certificare le polveri di metallo. Ecco uno dei paradossi della manifattura additiva: si possono creare leghe di metallo che non esistono per fusione ma non si riescono a certificare tutte le leghe già usate perché non conviene economicamente sobbarcarsi il costo della certificazione.

Nuova pausa, questa volta per il pranzo. Per il prossimo e ultimo post su Düss ho in serbo il product manager di BMW con i suoi progetti ibridi, il dottor Güngör Kara di Eos con le sue analisi e “Zum Uerige”, il miglior stinco della città. A giovedì prossimo.

La stampa 3d spiegata a mia nonna.

gatto b_nMia nonna è seduta sul divano in pelle della sala. Legge “TV Sorrisi e Canzoni” e controlla che quelli della televisione rispettino le programmazioni. Dal mega schermo piatto Riva di Sentieri è stata clonata.

  • Ma cosa è che fai di lavoro adesso?

Mi chiede inaspettatamente la nonna, la gatta salta dietro il divano mentre mia figlia la rincorre. La gatta è ben nascosta e mia figlia infila il braccio tra la carta da parati e lo schienale in pelle, cercando di stanarla.

  • Progettazione per la stampa 3d, nonna.
  • Stampa? E cosa stampi?
  • Qualunque cosa nonna, adesso stiamo progettando un prototipo per un chirurgo.

Mi alzo e cerco di distrarre la bimba con una pallina gialla, la gatta di mia nonna è piuttosto selvatica.

  • Ma stampi i disegni?
  • No, nonna, stampo proprio lo strumento che deve usare il chirurgo.
  • Ah, brava, brava.

La nonna mi sorride e riprende a leggere. Non ha capito.

  • Invece di stampare il disegno dalla stampante 3d esce un oggetto fatto e finito.

La nonna mi guarda con un sorriso vuoto.

  • Come se fosse scolpito.

Aggiungo.

  • Hanno inventato una stampante che scolpisce?
  • Hai bisogno di un mestolo nuovo? Io te lo progetto ( cioè Enrico e Andrea te lo progettano) e poi dalla stampante ti esce fuori il mestolo.
  • Il disegno?
  • No, no, proprio il mestolo per servire la minestra.
  • Di carta?
  • No, del materiale che vuoi: plastica, alluminio, nylon, gomma, resina.

La gatta è uscita da dietro il divano e si va a sedere in braccio alla nonna mentre la piccola Gilda si distrae ballando sulla pubblicità del formaggino Mio.

  • E ti sei comprata questa stampante qua?
  • No, nonna, non è che mi sono comprata questa stampante qua. Anche perché non è che con una stampante stampi tutte questi materiali e con la stessa precisione, per ogni materiale c’è bisogno di una stampante apposta è come… è come…

Questo concetto è abbastanza difficile spiegarlo normalmente, parlare della differenza di tecnologia tra una stampante auto-costruita in fdm che estrude filamenti di plastica e una macchina che cura attraverso degli elettroni in ambiente controllato delle polveri atomizzate di titanio è intuitiva, ma la gente solitamente spegne il cervello prima di aver finito di dire la parola tecnologia…  figurarsi una novantacinquenne.

  • Come voler cucinare la pasta nella padella.
  • Come nonna?
  • Quando ero in America la sorella della moglie di Jimmy voleva cuocere gli spaghetti in un padellino grande così, non ci cuocevi neanche due uova in un padellino così piccolo.

La nonna ha tutta la sua famiglia in California, a Monterrey. Migranti di inizio novecento.pentola

  • Io glielo dicevo: per cuocere la pasta ci vuole la pentola alta, per fare il sugo il tegame, per friggere la padella, ma lei niente: cuoceva tutto nel padellino per i “pampu kakies”.
  • Uguale nonna! Possiamo stampare tanti oggetti diversi e in materiali diversi utilizzando macchine diverse: alcune cuociono con un laser delle polveri, altre invece fanno scivolare della pasta morbida che si solidifica raffreddandosi…
  • Ma io non ho bisogno di un mestolo, ma di un coperchio.
  • E ti faccio un coperchio allora, di quali dimensioni?
  • Anche in ferro?
  • Sì, nonna. In alluminio, acciaio se vuoi. Esistono delle plastiche e delle resine che possono essere utilizzate al posto del metallo ed hanno la stessa resa, ma molto spesso la gente non ci crede.
  • Eh, come la zia Ciccina.
  • La zia Ciccina?

La zia Ciccina era la zia della nonna, marsalese.

  • Quando mia mamma è tornata in Italia con un catino di plastica per il bucato… da noi ancora non se ne vedevano in giro, roba americana… la zia Ciccina si è rifiutata di usarlo per anni. Diceva che si sarebbe rotto se ci si metteva dentro il bucato, che il catino di legno era meglio ma sai quanto pesava? Ci si spezzava la schiena a sollevarlo vuoto.

Gilda fa cucù alla gatta che affonda le sue unghie sulle ginocchia della nonna che le tira un pattone: la gatta vola contro il divano in pelle beige. La stanza si riempie della sigla di Sentieri.